Villa Mussolini Riccione, il mio auspicio e il supporto della Regione

Villa Mussolini non è un immobile qualsiasi. È un luogo carico di storia e significati simbolici che, proprio per questo, va trattato con particolare attenzione e responsabilità.

Le offerte presentate alla Fondazione Cassa di Risparmio aprono un confronto legittimo, ma non possono essere valutate solo sul piano economico. Qui è in gioco la funzione culturale e civile di uno spazio che in questi anni è stato restituito alla città grazie all’intervento pubblico e a una gestione improntata a inclusione, memoria e pluralismo.

Preoccupa l’ipotesi di una soluzione privatistica legata ad ambienti culturali e politici riconducibili alla destra del Paese, soprattutto considerando che i progetti presentati avrebbero effetti concreti solo tra molti anni (2035). Un orizzonte temporale così lungo rende fragile qualsiasi garanzia sulle reali finalità future.

Non si tratta di fare processi alle intenzioni, ma di evitare rischi evidenti. Su un bene così delicato la proprietà pubblica rappresenta la migliore tutela contro usi strumentali o ambigui. Per questo intendo avviare un confronto con l’assessora regionale alla Cultura Allegni e con la sindaca di Riccione Angelini per verificare la possibilità di una collaborazione tra istituzioni per un progetto culturale e per mantenere la proprietà in capo alle istituzioni pubbliche.

L’obiettivo è uno solo: garantire che Villa Mussolini continui a essere uno spazio pubblico al servizio della città, della memoria e della cultura, evitando che possa diventare, oggi o domani, un punto di riferimento per nostalgie o operazioni ideologiche.

Ex Officine Grandi Riparazioni a Rimini: scongiurare la chiusura

Il mio intervento congiunto con la collega Alice Parma

Avanzata la richiesta di un piano industriale dettagliato per tutelare l’occupazione e la continuità produttiva

“L’Officina Manutenzione Ciclica Locomotive di Rimini è un presidio industriale e occupazionale strategico per la provincia e per tutta l’Emilia-Romagna. A rischio oggi non c’è solo uno stabilimento storico, ma il futuro di quasi 170 lavoratori altamente specializzati” – spiegano consigliere regionali Alice Parma ed Emma Petitti.

“Parliamo di una realtà che nei primi anni duemila occupava oltre 400 persone e che negli anni è stata progressivamente depotenziata da Trenitalia, senza mai una prospettiva industriale chiara. Dal 2019 ad oggi, anche grazie al coinvolgimento della Regione, sono stati sottoscritti diversi accordi che prevedevano investimenti, riconversione delle lavorazioni e mantenimento dei livelli occupazionali, ma a distanza di anni quegli impegni risultano in larga parte disattesi”. Secondo Parma e Petitti, “senza investimenti su macchinari e infrastrutture lo stabilimento oggi può lavorare solo su treni destinati alla dismissione. Questo mette seriamente in discussione la continuità produttiva dell’impianto, che rischia di uscire definitivamente dal reticolo manutentivo nazionale”.

“Le dichiarazioni di Trenitalia su presunti investimenti futuri non bastano più: servono atti concreti e un piano industriale credibile. Per questo esprimiamo piena vicinanza ai lavoratori e alle organizzazioni sindacali che hanno proclamato lo sciopero del 5 febbraio: saremo presenti al presidio davanti allo stabilimento. L’Emilia-Romagna è la terra del lavoro e dello sviluppo – continuano le consigliere dem – e non può permettersi di perdere un presidio come l’OMCL di Rimini”. Come sottolineato dall’Assessore al Lavoro Giovanni Paglia, la Regione è pronta a fare la sua parte per tutelare il polo industriale riminese. “È fondamentale che non si parli solo di garanzia per gli attuali occupati, ma di investimenti per il sito OMCL di Rimini: per questo crediamo sia necessario convocare un tavolo istituzionale con Trenitalia e le parti sociali. Apprezziamo la volontà della Regione di attivarsi con urgenza per ottenere garanzie su occupazione, investimenti e futuro dello stabilimento. Andiamo avanti” – concludono Parma e Petitti.

Sulla questione interviene anche l’assessore regionale alle Politiche per il lavoro Giovanni Paglia: “Qualcosa è andato storto nei programmi annunciati e il rischio è che non venga garantito alcun futuro al sito di Rimini. Vogliamo che l’attività sia mantenuta anche nel futuro e a tal fine continuano le interlocuzioni con Trenitalia. Quando ci sono difficoltà di natura tecnica si affrontano con gli investimenti, non con la rinuncia. Per noi è fondamentale che non si parli solo di garanzia per gli attuali occupati ma di investimenti per il sito Omcl di Rimini”.

Il mio messaggio di cordoglio per la scomparsa di Laura Fontana

Laura Fontana era la responsabile dell’Attività di Educazione alla Memoria del Comune di Rimini
Cara Laura, ci siamo conosciute più di 30 anni fa, quando ancora da laureanda in Filosofia, ebbi l’onore e la fortuna di iniziare le mie prime esperienze lavorative con te, all’assessorato alla Cultura. Professionale, aperta, disponibile, così sei stata e da subito si instaurò un rapporto che è durato per tutti questi anni.
Hai dato tanto a tutte le persone che hanno incrociato la tua strada professionale e personale. Generosa, intelligente, rigorosa. Sei stata la donna che è riuscita a fare della Memoria un impegno costante nella nostra città, in Italia e nel mondo. Un lavoro culturale e formativo prezioso insieme alle Scuole, alla nostra comunità.
E due anni fa abbiamo legato Rimini all’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna con progetti che ci hanno visto insieme a Parigi per il memoriale della Shoah.
Grazie di tutto cara Laura, non ti dimenticheremo mai.

La Giornata della Partecipazione in Regione Emilia-Romagna

Oggi in Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna alla Giornata della Partecipazione.
Tema centrale “La Partecipazione fluida”, ossia comprendere a fondo le nuove forme di partecipazione che, in modo non strutturato, si affiancano alle forme più tradizionali e investire in modo innovativo sulla Partecipazione come infrastruttura democratica e stabile. In un tempo in cui sempre meno persone votano, per sfiducia e perché la politica non viene vista come strumento capace di cambiare la propria condizione e questo riguarda soprattutto i giovani, i lavoratori precari, le periferie, chi vive in condizioni di insicurezza economica e sociale, la nostra responsabilità è investire affinché questo cambi. Perché una democrazia più partecipata è anche una democrazia più giusta. E una democrazia più giusta è l’unica che può affrontare le sfide complesse del nostro tempo senza lasciare indietro nessuno.
Questo l’impegno della Regione Emilia-Romagna , dell’Assemblea legislativa e della Commissione che presiedo.
Rispondere alle esigenze delle trasformazioni della democrazia partecipativa in rapporto con il ruolo dei territori. Oggi ne abbiamo parlato con amministratori locali, associazioni, cittadini che costruiscono con noi questa sfida.

Tumore al seno, 30 anni di screening in Romagna. A Rimini oltre 10mila mammografie l’anno

Petitti (Pd): “Un modello che salva vite. La prevenzione è un diritto da difendere e rafforzare a livello locale”

RIMINI – A trent’anni dall’ingresso della Romagna nel programma regionale di screening mammografico (1996–1998) l’Emilia‑Romagna conferma il suo ruolo di pioniera nazionale nella prevenzione oncologica. “I dati della Rete Oncologica Regionale e della AUSL Romagna – evidenzia la vicesegretaria del PD Emilia-Romagna  e consigliera regionale, Emma Petitti –  mostrano un territorio che continua a registrare tassi di adesione tra i più alti d’Italia, con una partecipazione allo screening mammografico stabilmente superiore alla media nazionale”.

Nella sola provincia di Rimini si eseguono oltre diecimila mammografie l’anno, con un tasso di richiamo per approfondimenti diagnostici che si attesta intorno al 5–7%, in linea con gli standard regionali. Le sedi di screening di I livello sono distribuite tra Rimini, Santarcangelo, Cattolica e Novafeltria, mentre gli approfondimenti di II livello sono centralizzati presso l’Ospedale Infermi.

La Breast Unit Romagna – tra le più strutturate del Nord Italia – effettua oltre seicento interventi l’anno in tutta la Romagna, di cui circa un quarto negli ospedali riminesi. La sopravvivenza a cinque anni per tumore al seno supera il 90%, confermando l’efficacia della diagnosi precoce e dei percorsi multidisciplinari.

“Accanto ai servizi sanitari – continua la Petitti – un ruolo decisivo è svolto dalla rete delle associazioni di volontariato femminile, attiva da decenni nel sostegno alle pazienti, nella promozione della prevenzione e nella costruzione di una cultura comunitaria della salute. Una rete ampia e articolata, che comprende realtà storiche e nuove iniziative diffuse in tutta la provincia”.

Un modello che funziona, ma che oggi deve affrontare nuove sfide

La vicesegretaria del PD regionale si sofferma poi sulle possibili soluzioni per portare il modello sanitario locale oltre le dinamiche, anche complesse, emerse nel corso degli anni. Pur in un quadro complessivamente positivo, emergono alcune variabili da analizzare e che richiedono attenzione politica e investimenti mirati.

1. La pressione sul personale sanitario

La domanda di screening cresce, mentre la disponibilità di radiologi e tecnici specializzati non aumenta allo stesso ritmo. Ne derivano carichi di lavoro elevati e tempi di refertazione che rischiano di allungarsi. La risposta possibile è un investimento strutturale nella formazione, nell’attrazione di nuovi professionisti e nella valorizzazione delle competenze già presenti.

2. Le differenze territoriali nell’accesso

Le aree periferiche della provincia non sempre hanno la stessa facilità di accesso ai servizi rispetto ai centri maggiori. La soluzione passa dal potenziamento delle unità mobili, dall’ampliamento delle fasce orarie e da campagne di sensibilizzazione mirate alle comunità locali.

3. L’aumento della popolazione da monitorare

L’invecchiamento demografico e l’ampliamento delle fasce di età coinvolte negli screening richiedono un ulteriore potenziamento delle apparecchiature e delle sedi. La prospettiva è quella di un piano pluriennale che rafforzi la Breast Unit e consolidi la rete territoriale.

«Trent’anni di screening mammografico in Romagna – conclude la Petitti – significano migliaia di diagnosi precoci e migliaia di vite salvate. La nostra regione è stata pioniera nella prevenzione oncologica e continua a esserlo grazie al lavoro straordinario dei professionisti sanitari e alla forza delle associazioni di donne che ogni giorno sostengono, informano, accompagnano. Oggi però non basta celebrare: dobbiamo investire, innovare, rafforzare la rete. La prevenzione è un diritto e la sanità pubblica è il luogo dove questo diritto diventa realtà. La Romagna lo ha dimostrato per trent’anni. Ora dobbiamo garantirlo per i prossimi trenta».

 

Crisi Aeffe: subito un tavolo istituzionale della Regione Emilia‑Romagna

Crisi Aeffe: subito un tavolo istituzionale della Regione Emilia‑Romagna
“Inaccettabile scaricare il peso della riorganizzazione su lavoratrici, lavoratori e comunità. Saremo al fianco del territorio fino alla soluzione”.

 
La Regione Emilia‑Romagna è pronta a convocare un tavolo istituzionale con le amministrazioni locali per affrontare la crisi del Gruppo Aeffe. È necessario un confronto immediato, serio e responsabile, perché una riorganizzazione che coinvolgerebbe 221 lavoratrici e lavoratori tra San Giovanni in Marignano e Milano – quasi l’80% della forza lavoro nel sito riminese – non può essere gestita scaricando il peso sulle persone e sulle comunità.
Oggi eravamo a San Giovanni in Marignano, insieme all’assessore regionale alle politiche attive e passive del lavoro Giovanni Paglia, per portare la presenza e la solidarietà della Regione Emilia-Romagna. Quando lavoratrici e lavoratori scioperano per difendere il diritto al lavoro, le istituzioni devono esserci e fare sentire la propria presenza, il proprio ruolo. È stata una giornata importante, che conferma la gravità della situazione e la necessità di un impegno collettivo condiviso.
La scelta di avviare una procedura di licenziamento collettivo di queste dimensioni è inaccettabile. Una crisi aziendale non può essere risolta tagliando posti di lavoro e impoverendo territori che hanno contribuito per decenni alla crescita del settore moda. La responsabilità sociale d’impresa non è un optional: è parte integrante del patto che tiene insieme sviluppo, dignità e diritti.
Per questo chiediamo all’azienda di valutare tutte le alternative disponibili: proroga degli ammortizzatori sociali, percorsi di ricollocazione, accompagnamenti alla pensione, soluzioni volontarie. Strumenti che in Emilia‑Romagna hanno spesso permesso di gestire crisi complesse senza sacrificare intere comunità.
Il passaggio al Ministero non sarà l’ultimo. Come Regione intendiamo rafforzare il nostro ruolo, coordinare il territorio e contribuire alla ricerca di soluzioni che salvaguardino l’occupazione e il futuro delle lavoratrici e dei lavoratori di Aeffe. La nostra vicinanza a San Giovanni in Marignano non è netta, politica, sociale, istituzionale e umana.
Continueremo a esserci, con determinazione, fino a quando non sarà individuata una strada che tuteli il lavoro e la coesione sociale

In Assemblea legislativa la manovra di bilancio 2026 della regione Emilia-Romagna

Il bilancio 2026 della Regione è una manovra espansiva. Nonostante il taglio dello Stato, nessun arretramento: confermate tutte le previsioni della precedente finanziaria continuando a investire su sanità pubblica, non autosufficienza e sicurezza del territorio, avviando al contempo una nuova fase di rilancio degli investimenti pubblici e privati.

Una manovra finanziaria regionale complessiva da 14 miliardi e 280 milioni di euro, di cui 10,5 miliardi per la sanità a cui, a partire da quest’anno, sarà garantito un contributo strutturale di risorse regionali pari ad almeno 200 milioni di euro.

Nonostante il taglio nazionale aggiuntivo di oltre 23 milioni, a titolo di contributo ai saldi della finanza pubblica (che sale complessivamente a 91,7 milioni di euro per il 2026), entrerà in funzione dal 1^ gennaio una prima riduzione della maggiorazione Irpef per il III scaglione di redditi (dai 28mila ai 50mila euro), che passerà quindi dall’attuale 1,70% a 1,55%, cui ne seguirà un’ulteriore per l’anno di imposta 2027, con la maggiorazione regionale che scenderà ulteriormente a 1,40%.

Al contempo, in forza della manovra fiscale dell’anno 2025, sono assicurate maggiori entrate all’Ente per circa 400 milioni di euro che permettono di sostenere quelle politiche individuate  dalla regione come prioritarie; tra queste la messa in sicurezza della sanità pubblica e universalistica, assicurando alle Aziende sanitarie un contributo significativo con mezzi regionali; il rafforzamento strutturale  dei servizi per la non autosufficienza, la sicurezza del territorio,  le politiche per la casa e il sostegno al trasporto pubblico locale a fronte dei tagli apportati al Fondo nazionale dal bilancio dello Stato.

Nella fase di conclusione del Pnrr e in un quadro ancora di incertezza rispetto al futuro delle Politiche di coesione post 2027, con questo bilancio la regione avvia inoltre una propria strategia di rilancio degli investimenti pubblici e privati. Dopo anni di progressiva riduzione del proprio indebitamento, grazie anche a una buona disponibilità di cassa, è oggi possibile incrementare la mole di investimenti da 300 a 360 milioni di euro nel triennio anche mediante il ricorso all’autorizzazione a contrarre debito. Inoltre, grazie all’accordo sancito in Conferenza Stato-Regioni, che consente alle Regioni di utilizzare parte delle risorse tagliate nell’anno precedente per nuovi investimenti, nel triennio 2026-2028 la Regione Emilia-Romagna sarà nella condizione di realizzare investimenti per ulteriori 156 milioni di euro. Risorse che saranno utilizzate per realizzare progetti strategici, nel confronto con le istituzioni e le parti sociali, a partire dal Patto per il Lavoro per Clima.

 

Le misure in sintesi

A fronte del sottofinanziamento strutturale del Ssn, per sostenere il Sistema sanitario regionale è garantito contributo annuo pari ad almeno 200 milioni di euro di risorse regionali. La quota ulteriore di finanziamento del Fondo sanitario nazionale stanziata dalla manovra dello Stato – pari a 2.400 milioni di euro per il 2026 e 2.650 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2027 – anche se insufficiente a coprire le esigenze dei sistemi sanitari regionali (in rapporto al Pil il peso del Fsn tornerà a scendere nel triennio al di sotto del 6%), è di per sé positiva. La maggior parte di tali risorse ha tuttavia un vincolo di destinazione: molta della sua efficacia dipenderà dunque dalla possibilità che sarà accordata o meno alle Regioni di utilizzare tali risorse per finanziarie le reali necessità del sistema. Ulteriori 5 milioni di euro di risorse regionali sono destinati a garantire spese sanitarie extraLea, ovvero non incluse nei Livelli essenziali di assistenza finanziabili con il Fondo nazionale: tra queste l’acquisto delle parrucche per pazienti oncologici, l’esenzione dal ticket per lavoratrici e lavoratori in cassa integrazione e per le prestazioni di specialistica ambulatoriale anche conseguenti una dimissione dal pronto soccorso dopo casi di violenza domestica e di genere.

Potenziati i servizi per la non autosufficienza, settore cruciale per la qualità della vita delle persone più vulnerabili, con un incremento del Fondo regionale di 25 milioni nel 2026 (+110 milioni) e nel 2027 (+135 milioni).

Diventa strutturale (+25 milioni di euro ogni anno) il raddoppio delle risorse per il contrasto del dissesto idrogeologico e la manutenzione dei corsi d’acqua, dei versanti e della costa, finanziato dunque per tutto il triennio 2026-2028. È inoltre prevista l’istituzione di un Fondo di 10 milioni di euro per consentire, già partire dal 2026, la progettazione delle opere del “Programma straordinario di interventi per la riduzione del rischio idraulico e idrogeologico” (DL 65/2025).

Per garantire il diritto alla mobilità, a fronte del cospicuo taglio, rispetto al 2025, del Fondo nazionale per il Trasporto pubblico che sta generando e genererà criticità enormi ad aziende, territori, cittadine e cittadini, è previsto un contributo aggiuntivo al Tplregionale di 10 milioni nel 2026, più la conferma del servizio di abbonamento gratuito per il trasporto pubblico per gli studenti di scuole elementari, medie e superiori (‘Salta Su’).

Sul fronte delle politiche abitative, per rispondere alle esigenze di alloggio delle cittadine e dei cittadini sono stati stanziati 10 milioni di euro annui per il fondo affitto per ciascuno dei prossimi tre anni, mentre sono previsti 30 milioni nel triennio per implementare ed efficientare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica e sociale, più ulteriori 30 milioni di euro dalla riprogrammazione del Fesr 2021-2027 per mobilitare investimenti per circa 300 milioni di euro.

Messi in campo 40 milioni di euro nel triennio 2026-2028 per attrarre in Emilia-Romagna, sia investimenti ad alto valore aggiunto (30,9 milioni) che capitale umano con competenze elevate (8,5 milioni).

Ammonta a 141 milioni di euro nel triennio, tra risorse regionali e risorse del Fsc, il cofinanziamento dei programmi regionali dei fondi europei 2021-2027, un importante sostegno per la realizzazione di progetti strategici per l’Emilia-Romagna.

Confermate e incrementate, inoltre, le risorse per le politiche culturali, lo sport, il turismo, il commercio e l’agricoltura, nonché il potenziamento dei servizi educativi, l’inclusione scolastica e la conciliazione vita-lavoro attraverso l’impiego dei fondi di coesione.

Tra le prime misure della strategia di rilancio degli investimenti pubblici e privati, da segnalare l’incremento significativo del Fondo per la montagna, con 24 milioni di euro nel triennio, pari a circa il 20% in più rispetto al passato; 22,5 milioni di euro per il finanziamento degli hub urbani per lo sviluppo dell’economia urbana e la qualificazione e innovazione della rete commerciale e dei servizi (a cui se ne aggiungono ulteriori 20 di risorse per spese correnti); 20,3 milioni di euro per investimenti infrastrutturali a sostegno dell’agenda digitale, 8 milioni di euro, sempre nel triennio, per accompagnare il processo di riordino territoriale da realizzarsi nel corso del 2026; 6 milioni di euro destinati all’evoluzione del sistema aeroportuale regionale, con un’attenzione specifica gli aeroporti minori. Previsti inoltre interventi straordinari di manutenzione ed efficientamento della rete ferroviaria regionale per 56,5 milioni di euro nel triennio. 1 milioni di euro sono infine destinati a sostenere i costi delle imprese per l’attivazione dei basket bond, strumento di garanzia avviato nel 2025 che con uno stanziamento di risorse Fesr pari a 25 milioni di euro supporto per la crescita sostenibile delle Pmi, facilitandone l’accesso al mercato dei capitali, con un potenziale di 100 milioni di euro.

Una riflessione politica e i miei auguri per le festività natalizie e per un buon 2026!

A fine anno è solitamente tempo di bilanci.

Vorrei cominciare da una riflessione rivolta alla manovra finanziaria del governo, allarmante perché prevede crescita zero, gli italiani non stanno meglio di prima, veniamo da tre anni di calo della produzione industriale, nonostante il nostro sforzo di portare gli investimenti del Pnrr. Nel contempo salgono le spese militari, per avere accettato la richiesta di Trump di portarle al 5% per Pil. Meloni doveva fare come Sanchez e dire di no, mentre così rischiamo di togliere altre risorse alla sanità pubblica. Salgono le tasse, la pressione fiscale è al 42,7% e non è mai stata così alta. Salgono gli affitti e il governo mette zero sulla casa in manovra. Salgono le bollette, del 25% in un anno. Secondo la Cna le imprese artigiane pagano il 5% in più rispetto a un anno fa. Sale il caro vita e questa è un’esperienza che viviamo tutti: dal 2021 al 2025 il prezzo dei beni alimentari è aumentato del 25% e i salari sono scesi di nove punti.

Meloni ci racconta di un paese in cui va tutto bene ma non è così. Noi come Partito Democratico dobbiamo urlarlo sempre più forte e allo stesso tempo lavorare insieme a tutte le forze di opposizione per trovarci uniti e pronti all’appuntamento delle politiche del 2027. Come abbiamo fatto nelle recenti tornate relative alle elezioni regionali. E’ bene ricordare che negli ultimi anni solo due regioni hanno cambiato colore politico, la Sardegna e l’Umbria, ed entrambe sono passate dal centrodestra al centrosinistra. Dobbiamo continuare questo lavoro di unità.

Unità che ha caratterizzato anche i recenti congressi del partito, regionale e provinciale. Da questo punto di vista mi sento di ringraziare nuovamente Luigi Tosiani per aver dimostrato fiducia nei miei confronti chiedendomi di essere la sua vice segretaria regionale, ruolo che mi onora e che sto cercando di svolgere con impegno e dedizione.

A proposito di livello regionale, è passato un anno dalle elezioni regionali e dall’insediamento della nuova assemblea legislativa e della nuova giunta guidata da Michele De Pascale. Un anno intenso di attività e di lavoro, culminato in questi giorni con l’approvazione della manovra di bilancio per il 2026, una manovra espansiva, nonostante il taglio dello Stato, nessun arretramento: confermiamo tutte le previsioni della precedente finanziaria continuando a investire su sanità pubblica, non autosufficienza e sicurezza del territorio, avviando al contempo una nuova fase di rilancio degli investimenti pubblici e privati.

Ci aspettano tante sfide, sia a livello politico che amministrativo, ci sarà tanto da fare quindi, e farlo insieme a tutti voi sarà più bello.

A ciascuno giunga da parte mia il più sentito e sincero augurio di buone festività natalizie e di uno splendido 2026, che voglio estendere anche alle vostre famiglie e ai vostri cari.

Emma Petitti

A Cattolica all’inaugurazione del nuovo centro socio riabilitativo diurno “Monte Vici”

Oggi all’inaugurazione del nuovo Centro Socio Riabilitativo Diurno “Monte Vici” a Cattolica. L’apertura del nuovo Centro rappresenta un risultato importante nel percorso di sviluppo dei servizi territoriali dedicati alle persone con disabilità, un tassello prezioso che arricchisce la nostra rete di servizi socio assistenziali.
Un risultato significativo per la nostra comunità, reso possibile grazie all’enorme impegno di Ca’ Santino, con Meris, Pierpaolo, Gianfranco, alle nostre amministrazioni locali e al distretto socio sanitario, con le sindache Franca Foronchi e Michela Bertuccioli, ai loro assessori, alla collaborazione di Rivierabanca e della Legacoop Romagna.
Buon lavoro Chiara, a te e a tutte le fantastiche operatrici e operatori della struttura.
La competenza, la cura, la passione sapranno fare sentire legate le famiglie e le persone che abitano il centro. Non sarete mai soli. Un’intera comunità è al vostro fianco.

Approvata in Assemblea Legislativa la proposta di legge per regolamentare gli affitti brevi

Mercoledì l’assemblea legislativa ha approvato un provvedimento che consente ai comuni di regolare gli affitti brevi. L’Emilia-Romagna è la seconda regione italiana ad avere una norma del genere, dopo la Toscana. L’approvazione della legge in questi giorni non è casuale: martedì infatti la Corte costituzionale aveva confermato il potere di regioni e comuni di regolamentare gli affitti brevi, respingendo una serie di questioni di legittimità che il governo nazionale aveva presentato contro la legge della Toscana.

È una sentenza importante, che ha avuto subito conseguenze e potrebbe averne anche altrove (in Puglia, per esempio, il neoeletto presidente Antonio Decaro ha già detto di star valutando una legge simile).

La necessità di approvare una legge che limiti le case usate per gli affitti brevi nasce dal fatto che in varie città, specialmente in quelle a maggiore vocazione turistica, è molto difficile trovare una sistemazione permanente perché sempre più spesso i proprietari di immobili preferiscono affittarli ai turisti, invece che a persone che li occuperebbero per periodi più lunghi, perché è più redditizio.

Questo causa alcuni effetti negativi per la popolazione che abita e vive nelle città: tra questi, quello più evidente è l’aumento del costo degli affitti di lungo periodo, dovuto al fatto che il numero di immobili dedicati a questo scopo è minore. È un problema particolarmente diffuso a Bologna, dove molte persone, tra cui soprattutto gli studenti, hanno difficoltà a trovare una casa in affitto a prezzi accessibili.

La nuova norma crea una nuova destinazione d’uso per gli immobili usati per gli affitti brevi, detta “locazione breve”. Significa che per mettere in affitto una casa per brevi periodi il proprietario dovrà modificare il modo in cui questa è registrata presso il comune. Questa modifica permette due cose: i comuni saranno in grado di quantificare il numero di case utilizzate per gli affitti brevi e potranno imporre il rispetto di vari requisiti, riguardanti per esempio la sicurezza e l’igiene. Attualmente la destinazione d’uso delle case in cui abitano delle persone è quella “residenziale”, indipendentemente dal fatto che l’inquilino sia proprietario o in affitto.

La norma prevede che le amministrazioni comunali possano stabilire la percentuale massima di case da destinare agli affitti brevi nelle varie zone della città (cioè quelle a cui è possibile cambiare la destinazione d’uso in “locazione breve”): è una questione molto importante, perché in questo modo i comuni potranno decidere se approvare o meno un ulteriore affitto breve nelle zone con un’alta densità di case per gli affitti brevi, come i centri storici. La norma non fissa una percentuale che i comuni devono rispettare (ciascuno valuterà cosa è meglio per il proprio caso).

Con la nuova legge l’amministrazione comunale potrà inoltre limitare o vietare alcuni lavori edilizi nelle case che verranno usate per gli affitti brevi, come frazionamenti e ricostruzioni. È frequente infatti che per massimizzare il rendimento di un immobile il proprietario ne modifichi la parte interna, eliminando le zone comuni e frazionandole in stanze più piccole, che poi vengono messe in affitto.

Infine la norma prevede che il comune possa aumentare fino al 30% gli oneri di urbanizzazione, ovvero i contributi che devono essere pagati al comune quando vengono realizzati alcuni interventi edilizi, e che si possa tornare alla destinazione d’uso precedente in ogni momento e senza costi aggiuntivi. Il mancato rispetto di queste regole può comportare multe che vanno da 1.500 a 8mila euro.