Una mia riflessione in occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna
Donne, lavoro e rappresentanza: dall’Emilia‑Romagna a Rimini cresce la leadership femminile, ma il divario resiste
«In provincia di Rimini le donne sindache sono passate dal 3–5% degli anni Novanta al 15% di oggi: un progresso reale, ma la rappresentanza resta minoritaria». Così Emma Petitti, alla vigilia dell’8 marzo, commenta i dati più recenti su lavoro e leadership femminile. «L’Emilia‑Romagna è tra le regioni più avanzate d’Italia, ma la parità non è ancora un traguardo raggiunto: è un percorso da completare».
Lavoro e autonomia: l’Emilia‑Romagna corre più della media nazionale
Con un tasso di occupazione femminile che supera il 63%, quasi dieci punti sopra la media italiana, l’Emilia‑Romagna si conferma un territorio dinamico, dove le donne trainano crescita e innovazione. Un dato che si rafforza con un altro segnale importante: il 40% delle nuove imprese nate nel 2024 ha una donna come titolare o socia di riferimento.
«È un indicatore di vitalità economica e di leadership – sottolinea Petitti – ma non basta. L’alta occupazione non coincide automaticamente con la qualità del lavoro: il gender pay gap nazionale resta al 25% e i carichi di cura continuano a pesare in modo sproporzionato sulle donne».
I servizi per la prima infanzia restano decisivi. Nell’anno educativo 2023/2024, in Emilia‑Romagna, il 41,8% dei bambini 0‑3 anni frequenta un servizio per l’infanzia: una delle coperture più alte d’Italia. «Investire nei nidi significa sostenere davvero la partecipazione delle donne al lavoro e impedire che la maternità diventi una soglia di esclusione. Il welfare non è un costo: è un’infrastruttura strategica per la parità».
Rappresentanza: Rimini cresce, ma resta indietro nei ruoli apicali
La frattura più resistente riguarda la leadership. In Italia le donne sono oltre il 34% degli amministratori locali, ma solo il 15% dei Comuni è guidato da una sindaca. Nel Nord Italia i numeri migliorano, ma non abbastanza.
In Emilia‑Romagna le amministratrici sono tra il 36% e il 38%, e le sindache tra il 18% e il 20%: dati superiori alla media nazionale, ma ancora lontani da un equilibrio reale. Rimini segue lo stesso trend: dagli anni Novanta, quando le sindache erano appena il 3–5%, si è arrivati oggi a circa il 15%. «È il valore più alto di sempre – osserva Petitti – ma resta comunque una quota minoritaria. La crescita dell’occupazione femminile non si traduce automaticamente in leadership: il divario nei ruoli apicali è ancora strutturale».
Una nuova agenda per la leadership femminile
«Il nuovo ruolo nel Coordinamento nazionale delle Donne Democratiche – conclude Petitti – mi permette di seguire da vicino queste dinamiche. È chiaro che serve un salto di qualità: sostenere le amministratrici, rafforzare le competenze, creare una rete che permetta alle donne di assumere ruoli di responsabilità senza ostacoli culturali o politici. L’Italia cresce, ma non abbastanza. La parità si misura nella possibilità concreta per le donne di guidare il cambiamento».




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