Un mio intervento sulla crisi del settore della moda

Crisi della moda, Petitti: “Non bastano gli ammortizzatori sociali. Serve una vera politica industriale per rilanciare il settore”

“La crisi che sta investendo il distretto riminese della moda non può essere affrontata solo con misure tampone. Gli ammortizzatori sociali sono indispensabili per tutelare lavoratrici e lavoratori, ma non possono diventare l’unica risposta. È arrivato il momento di compiere un salto di qualità nelle politiche industriali”. È la posizione di Emma Petitti, vicesegretaria regionale del Partito Democratico e consigliera regionale dell’Emilia-Romagna, che interviene sulle difficoltà che stanno attraversando aziende storiche come Aeffe e Gilmar.

“Quello che sta accadendo nel nostro territorio – prosegue Petitti – è il segnale di una crisi strutturale che coinvolge un comparto strategico per l’economia riminese, dell’Emilia-Romagna e dell’intero Paese. Il distretto della moda è fatto di competenze, innovazione, manifattura di eccellenza e marchi conosciuti in tutto il mondo. Per questo va accompagnato in una nuova fase di sviluppo con investimenti nella transizione digitale ed ecologica, nella ricerca, nella formazione, nell’internazionalizzazione e nel rafforzamento della filiera produttiva”.

“La Regione Emilia-Romagna sta facendo la sua parte. I bandi finanziati con le risorse europee, il lavoro del Tavolo regionale della moda e gli strumenti messi in campo per sostenere gli investimenti dimostrano che esiste una strategia che guarda oltre l’emergenza. Ma da sola la Regione non basta”.

Per Petitti “è necessario che anche il Governo assuma la moda tra le priorità della politica industriale nazionale. Un settore che rappresenta una delle eccellenze del made in Italy non può essere lasciato ad affrontare da solo il rallentamento dei mercati internazionali, il calo dei consumi e le profonde trasformazioni che stanno interessando il comparto”.

“A Rimini questa crisi pesa ancora di più perché colpisce uno dei distretti produttivi che hanno contribuito a costruire la ricchezza e l’identità economica del nostro territorio. Difendere queste imprese significa difendere lavoro qualificato, competenze e un patrimonio industriale che non possiamo permetterci di disperdere. La sfida non è soltanto superare l’emergenza, ma costruire le condizioni perché il distretto torni a crescere e ad essere protagonista anche nei prossimi anni”.

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