Referendum costituzionale 22-23 marzo, la mia intervista su Il Resto del Carlino

Difendere la giustizia, dare voce ai giovani: la mobilitazione di Rimini non si ferma.
Perché il Partito Democratico Emilia-Romagna ha deciso di esporsi con forza su questo referendum?
“Perché ormai ci siamo: tra pochi giorni si vota e questa scelta avrà conseguenze profonde. In Emilia‑Romagna abbiamo una tradizione chiara: quando l’equilibrio tra i poteri dello Stato è in pericolo, non stiamo a guardare. Questa riforma non migliora la giustizia, non riduce i tempi, non rafforza i servizi. Introduce invece un rischio concreto di condizionamento politico. Per noi è inaccettabile”.
I sindaci e gli amministratori locali sembrano molto attivi. Che quadro vede?
“Un quadro di grande responsabilità. Sono circa trecento i sindaci che hanno firmato l’appello per il NO, e l’Emilia‑Romagna è tra le regioni più compatte. A Rimini il centrosinistra è unito sul NO, e anche il presidente regionale De Pascale ha preso posizione. Quando amministratori che ogni giorno affrontano problemi reali — sicurezza, servizi, fragilità sociali — dicono che questa riforma non serve ai cittadini, è un segnale che pesa”.
In queste ore decisive, cosa sta succedendo sul territorio?
“C’è una mobilitazione fortissima. In tutta la regione — e a Rimini in particolare — stiamo moltiplicando incontri, banchetti, momenti di confronto. Le persone vogliono capire, vogliono essere informate. È una partecipazione che cresce ora dopo ora, e dimostra quanto questo voto sia sentito. E proprio per questo venerdì 20 marzo chiuderemo la campagna con ‘All’ultimo voto per il NO’ all’Area Settebello: una cena di autofinanziamento dei Comitati e, dalle 18, un dialogo tra la giornalista Michela Monte e Marco Tarquinio, in collegamento. Sarà un momento importante di confronto.”
Quali sono i punti più critici della riforma?
“Tre, molto semplici:
non risolve i problemi veri — personale, investimenti, digitalizzazione;
apre la strada a un controllo politico sulla carriera dei magistrati;
non migliora la vita dei cittadini, perché i tempi dei processi resteranno gli stessi.
Questa non è una riforma della giustizia: è una riforma del potere”.
Qual è l’alternativa che propone il PD regionale?
“Investimenti seri e strutturali, e una riforma del CSM che rafforzi l’indipendenza, non che la limiti. L’Emilia‑Romagna ha dimostrato che quando si investe nel pubblico, i servizi migliorano. La giustizia non fa eccezione”.
In questi giorni si discute molto degli studenti fuori sede, che non hanno strumenti adeguati per votare. Che idea si è fatta?
“È una mancanza grave. Parliamo, per rendere l’idea, di circa cinquemila studenti universitari o di alta formazione residenti in provincia di Rimini che vivono lontano da casa. Escluderli dal voto significa tagliare fuori una parte importante della nostra comunità, proprio quei giovani che a parole si dice di voler sostenere. E invece, nei fatti — che si parli di contratti di lavoro, stipendi, rappresentanza istituzionale o partecipazione democratica — vengono lasciati indietro. Noi siamo partiti da loro: sono stati soprattutto i nostri giovani attivisti ad aprire i gazebo, a volantinare, a fare informazione. Meritano di poter votare come tutti.”
A Rimini la società civile si sta muovendo molto. Che valore ha questa mobilitazione?
“Un valore enorme. Il Comitato per il NO ha costruito una rete ampia: ACLI, ANPI, ARCI, AUSER, CGIL, il Coordinamento delle Donne Democratiche e molte altre realtà. È una mobilitazione che nasce dal basso, per difendere un principio semplice: la giustizia deve essere indipendente. Rimini ha una tradizione di partecipazione che nei momenti decisivi si vede sempre”.
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