La nostra preoccupazione per la ripresa del conflitto nel Sahara Occidentale

In questa crisi globale dovuta all’emergenza sanitaria, non si può correre il rischio di una nuova guerra nel Nordafrica. Chiediamo alla comunità internazionale di non restare a guardare.
Con grande amarezza, insieme ad Elly Schlein, ho appreso che dopo 29 anni di cessate il fuoco è ripreso il conflitto nel Sahara Occidentale, tra il popolo Saharawi e il regno del Marocco.
Una tragedia che non deve passare sotto silenzio.
Non vogliamo un’altra guerra.
L’impegno dell’Assemblea e della Regione a fianco del popolo del Saharawi è tra quelli più radicati nel tempo.
Pensiamo alle tante associazioni emiliano-romagnole che hanno avviato progetti di cooperazione per migliorare le condizioni di vita nei campi profughi Saharawi nelle scuole, per il lavoro, per le donne e in campo sanitario. Penso ai nostri cittadini che hanno ospitato i bambini, i ‘piccoli ambasciatori di pace’, nelle loro case d’estate quando nel deserto la temperatura era troppo alta per viverci. Pensiamo all’intergruppo di Amicizia dell’Assemblea legislativa che dal 2015 sta portando avanti con atti e risoluzioni l’impegno di solidarietà e l’appello per favorire la ripresa dei negoziati tra Regno del Marocco e Fronte Polisario.
Qualche passo in avanti era stato fatto dopo la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea del 2018.
Ma non è bastato.
Ci uniamo all’appello della rappresentante del Fronte Polisario per chiedere un calendario chiaro che porti al referendum per l’autodeterminazione del Sahara Occidentale.
In questa crisi globale dovuta all’emergenza sanitaria, non si può correre il rischio di una nuova guerra nel Nordafrica.
Chiediamo alla comunità internazionale, all’Europa e al Ministero degli Esteri Luigi Di Maio di non restare a guardare.
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