La mia opinione sul ‘social freezing’: è ora di parlarne anche in Emilia-Romagna

Scegliere non può rimanere un privilegio.
Il dibattito sul social freezing, riaperto in questi giorni dalla scelta di Alexandria Ocasio-Cortez di raccontare pubblicamente il proprio percorso, riguarda anche noi. Riguarda la libertà delle donne, il diritto alla salute e la possibilità di progettare il proprio futuro senza che a decidere sia il reddito.
Oggi in Italia la crioconservazione degli ovociti per ragioni non mediche resta sostanzialmente a carico delle donne. E i costi rischiano di trasformare una possibilità in un privilegio riservato a chi può permetterselo. Alcune Regioni hanno iniziato a intervenire: la Puglia, ad esempio, ha previsto un contributo fino a 3.000 euro per le donne che rispettano determinati requisiti di età, residenza e reddito.
Credo sia arrivato il momento di aprire questa discussione anche in Regione Emilia-Romagna.
Preservare la propria fertilità significa poter avere più strumenti per scegliere del proprio corpo, della propria vita e del proprio futuro. Per questo dobbiamo valutare l’introduzione di un contributo regionale che renda il social freezing più accessibile, a partire da criteri che tutelino chi oggi rischia di esserne esclusa per ragioni economiche.
Non si tratta di dire alle donne quando diventare madri. Esattamente il contrario: significa creare le condizioni perché ciascuna possa scegliere liberamente, senza che siano il portafoglio, la precarietà o le disuguaglianze a scegliere al suo posto.
La libertà di scegliere deve essere una possibilità concreta per tutte, non un privilegio per poche.
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