All’inaugurazione di ‘Dialoghi’, il festival organizzato dalla rivista Pandora
Di seguito il mio intervento di saluto
E’ per me un onore partecipare all’apertura di questa nuova edizione del Festival organizzato dalla rivista Pandora, un appuntamento prestigioso e soprattutto fondamentale nel fornire un contributo di qualità su temi strategici per il destino della nostra civiltà. Devo ammettere che mancano occasioni di riflessione come queste.
Proprio il dibattito di apertura di oggi, dedicato a Occidente: destino e sfide di un’idea di civiltà è indicativo di come si vogliano scandagliare a approfondire temi cruciali di questa epoca: democrazia, partecipazione, globalizzazione, economia e modello di capitalismo, transizione ecologica, crisi energetica, digitalizzazione e tanti altri temi chiave per dare una lettura a quello che nel mondo sta accadendo.
I DIALOGHI DI PANDORA ancora una volta dimostreranno di poter fornire un contributo davvero importante all’elaborazione di alcune chiavi di lettura, offrendo a ciascuno gli strumenti per capire e mettere in connessione soggetti tra loro molto diversi: istituzioni, università, politica, mondo della comunicazione, terzo settore, società civile. E’ solo questa oggi la nostra forza, raccogliere stimoli e competenze dove ci sono.
Siamo in un momento difficile e complesso, non solo per quanto riguarda il nostro paese, ma a livello internazionale. Lo sapete, lo sappiamo bene.
Si parla di Occidente nel titolo dell’evento di apertura.
Credo che questo non possa esimerci dall’esprimere un pensiero rispetto all’attacco russo all’Ucraina, che ci obbliga non solo a riflettere sulle conseguenze dirette di questa guerra, ma ad allargare il nostro sguardo verso i nuovi orientamenti della politica internazionale e le sue possibili evoluzioni future.
Il modo in cui noi abbiamo affrontato una guerra che non è esattamente un conflitto qualsiasi ma è un conflitto che coinvolge gli Stati Uniti in maniera indiretta e la Russia in maniera diretta in quanto aggressore dell’Ucraina, come se fosse un argomento di conversazione da salotto in cui si affermavano volontà di principio, sanzioni sì sanzioni no, armiamo sì armiamo no, nella quasi indifferenza per quello che accadeva sul terreno, beh tutto questo dà purtroppo a mio avviso il segno della nostra immaturità culturale e strategica.
Tanto più sconvolgente se pensiamo alle conseguenze di una guerra che non abbiamo voluto vedere e soprattutto non abbiamo voluto capire e che viviamo ormai quotidianamente.
Ma ciò che viviamo adesso temo sia una quota relativamente minore di ciò che vivremo nei prossimi mesi.
Io credo che l’Italia possa reggere a fatica il prolungamento della guerra. Il razionamento dell’energia, il prezzo del carburante, l’inflazione e l’instabilità dell’eurozona sono pesanti. Poi ci sono forti problemi di adattamento. La tenuta sociale è a rischio per i motivi di cui sopra. Culturalmente non siamo attrezzati ad affrontare situazioni così dure. I cittadini sono in sofferenza. Da tre generazioni l’Italia non conosce crisi da guerra, penso che da parte delle istituzioni vada modificato il sistema informativo per preparare l’opinione pubblica a mesi futuri di sacrificio che rischiano di essere molto pesanti.
Io ho molta paura di quello che potrà accadere.
Bene ha fatto allora il sindaco di Bologna Matteo Lepore a esporre nuovamente la bandiera della Pace accanto ai gonfaloni della città. Non perdiamo la speranza di fermare il conflitto, uniamoci tutti alle parole di Papa Francesco quando invoca “PACE SUBITO”.
Quella pace, come ha ricordato anche il presidente Mattarella ad Assisi, è stata tradita proprio nel cuore dell’Europa, che aveva già conosciuto gli abissi del male ma che si era riscattata con nuovi ordinamenti interni e internazionali. Non ci possiamo arrendere alla logica di guerra, che consuma la ragione e la vita delle persone e spinge a intollerabili crescendo di morti e devastazioni. Che sta rendendo il mondo più povero e rischia di avviarlo verso la distruzione. E da qui la continua richiesta di abbandonare la prepotenza, di perseguire il dialogo e di interrompere questa spirale di barbarie.
Questa situazione complessa e difficile si intreccia fortemente con la necessità di rilancio di un ruolo forte dell’Europa.
Il Presidente del Consiglio Draghi nei giorni scorsi ha detto cose molto chiare sulla necessità che l’Italia non perda il suo ruolo in Europa e scelga con cura i suoi partner anziché puntare a rapporti con qualche scheggia laterale che stenta a seguire la linea europeista.
Tanto per capirci: penso che se l’Italia seguirà Orbàn, l’Europa ci emarginerà.
Le sfide che abbiamo di fronte sono serie e molteplici. Oltre ai punti interrogativi che riguardano l’andamento del Covid, della guerra in Ucraina e della disponibilità di energia, dovremo portare avanti il PNRR in una situazione di costi crescenti e soprattutto dovremo sostenere le famiglie e le imprese che non riescono a far fronte all’impressionante aumento dei prezzi dell’energia, e non solo dell’energia.
L’inflazione galoppa e ciò non promette nulla di buono.
Io penso che noi non possiamo affrontare i cambiamenti che stanno arrivando solo con le politiche di emergenza, ma con una determinazione capace di coinvolgere l’intera società italiana ed europea.
E sono convinta che anche riflessioni profonde come quelle che Pandora nel festival ci propone, possano rappresentare un tassello importante nel dibattito su questi temi che riguardano il futuro del nostro paese e della comunità internazionale.





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