A Cattolica con Pietro Bartolo e l’associazione ‘Rimbalzi fuori campo’

Al Teatro della Regina di Cattolica con il MEP Pietro Bartolo per raccontare come gli altri possano arricchire le nostre vite e la nostra comunità. Per 𝗟𝘂𝗰𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀ ci siamo confrontati su immigrazione e diritto alla cittadinanza a partire dalle esperienze di Pietro per poi riflettere sul futuro dell’Europa e dei nostri territori.

I TEMI TOCCATI

Legalità

Quello sulla legalità è appunto un tema sul quale lavoriamo molto, in particolare proponendo la Settimana della Legalità, con un cartellone di eventi che coinvolgono relatori di grande livello in dialogo con istituzioni e studenti come voi.

Puntiamo molto sulla promozione della cultura della legalità, sull’attivazione di misure di contrasto ai pericoli della corruzione, dell’illecito e della criminalità organizzata, ma anche sulla salvaguardia dei diritti.

Il Testo Unico ha istituito la Giornata regionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie e per la promozione della cittadinanza responsabile, per promuovere l’educazione, l’informazione e la sensibilizzazione in materia di legalità su tutto il territorio.

La giornata regionale è diventata negli ultimi anni la Settimana della legalità, sette giorni di incontri, seminari approfondimenti per parlare di cittadinanza attiva, presentare buone pratiche per riconoscere e contrastare le mafie.

Nell’edizione di quest’anno sono stati organizzati ventotto eventi, con più di settanta relatori, una quindicina di scuole di tutte le province con decine fra docenti e dirigenti scolastici impegnati e, soprattutto, oltre 2.750 studenti coinvolti.

Ho trovato particolarmente positivo proprio questo aspetto: la partecipazione straordinaria di ragazzi e ragazze delle scuole alle iniziative proposte, dimostrando interesse per questi temi.

Abbiamo dato il via all’edizione di quest’anno con un atto secondo me molto significativo: la sottoscrizione di un protocollo d’intesa con l’associazione Libera Emilia-Romagna, con la quale abbiamo siglato quello che abbiamo denominato

il “patto della legalità”, un accordo finalizzato a favorire una maggiore consapevolezza sulla prevenzione e sul contrasto della criminalità organizzata e della corruzione, facilitare la comprensione del fenomeno mafioso e promuovere la cultura della legalità attraverso attività divulgative, con particolare attenzione ai più giovani.

Questo protocollo d’intesa sottoscritto con Libera ha un forte valore simbolico e conferma l’attenzione della Regione Emilia-Romagna sul tema della legalità e del contrasto alle mafie. L’Assemblea legislativa, infatti, ha siglato accordi per costruire, con le istituzioni locali e nazionali e la società civile, quella rete di prevenzione e controllo indispensabile per essere sempre meno permeabili alla criminalità, più consapevoli e più forti. Significativo il rapporto con i più giovani, che cerchiamo di coinvolgere nelle nostre iniziative affinché comprendano l’importanza della responsabilità, presidio dei valori civici e del senso di comunità.

Il contrasto alle mafie non è un’operazione che spetta a singole persone: se si vuole sconfiggere la criminalità dobbiamo prenderci per mano tutti; e coinvolgere le giovani generazioni per farle sentire protagoniste e far capire loro come la criminalità agisce è un fatto di rilevante importanza. All’interno delle scuole occorre fornire gli strumenti far conoscere il valore della legalità e della cittadinanza responsabile.

Concludo citando il lavoro che l’Osservatorio sulla criminalità organizzata della Provincia di Rimini svolge anche con le amministrazioni comunali.

Fin dalla sua nascita tra le finalità degli osservatori c’è proprio l’educazione alla legalità, che significa soprattutto elaborare e diffondere la cultura dei valori civili, oltre che favorire l’acquisizione di una nozione più profonda dei diritti di cittadinanza.

Un lavoro prezioso quindi, utile, fondamentale.

E noi come regione siamo davvero orgogliosi di sostenerli, consapevoli del fatto che solo in questo modo, con un’attività culturale e di ricerca allo stesso tempo, possiamo sensibilizzare le giovani generazioni alla cultura della legalità, promuovendola e valorizzandola il più possibile.

 

Cooperazione internazionale

Come fatto per il tema legalità, cerco di soffermarmi nel raccontarvi brevemente le attività della regione.

Ricordiamoci un principio: ciascuno di noi nel proprio piccolo può fare qualcosa, e questo riguarda sia i cittadini che i politici. Noi ovviamente, visto che ricopriamo ruoli istituzionali, abbiamo delle responsabilità in più.

Allora: cosa fa la regione?

Come Emilia-Romagna facciamo diverse attività, per promuovere interventi di cooperazione con i paesi in via di sviluppo e in via di transizione e interventi per diffondere una cultura di pace.

Anche queste attività sono correlate al tema immigrazione.

La Regione promuove e attua interventi di cooperazione con in paesi in via di sviluppo e in via di transizione, in linea con i principi e le strategie definiti a livello internazionale, comunitario e nazionale in materia di cooperazione allo sviluppo, in particolare in attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’Onu, al fine di promuovere uno sviluppo equo, che elimini ogni forma di povertà, contrasti le ingiustizie e fronteggi i cambiamenti climatici.

Gli ambiti di azione regionale sono quelli individuati dalla legge regionale n. 12 del 24 giugno 2002,  “Interventi regionali per la cooperazione con i paesi in via di sviluppo e i paesi in via di transizione, la solidarietà internazionale e la promozione di una cultura di pace” e le priorità tematiche e geografiche vengono definite da un documento di programmazione triennale.

Quest’anno ad esempio il bando regionale ha individuato le seguenti aree di intervento: Burundi, Costa D’Avorio, Camerun, Campi profughi Saharawi, Etiopia, Kenya, Marocco, Tunisia, Palestina, Mozambico e Senegal. E sulle azioni previste per queste aree geografiche sono stati finalizzati i finanziamenti: 32 progetti per 1,5 milioni in totale.

Poi ci terrei a farvi altri esempi, anche se non strettamente correlati al tema immigrazione.

Guerra in Ucraina

Quasi 2,5 milioni di euro e più di 60 progetti finanziati. A un anno dal via della guerra in Ucraina a seguito dell’invasione russa, la Regione Emilia-Romagna fa un bilancio delle azioni realizzate per dare accoglienza a profughi e sfollati e aiutare, anche in loco, la popolazione colpita da questo dramma umanitario.

Diversi gli interventi attivati, in campo sanitario e sociale:

– sostegno a progetti umanitari realizzati direttamente in Ucraina;

– assistenza e supporto ai profughi accolti in Emilia-Romagna

– una volta terminato il conflitto, la ricostruzione di spazi pubblici di valore sociale (scuola, nido, biblioteca) in loco.

Sin dall’inizio della guerra l’Emilia-Romagna si è impegnata con interventi di aiuto umanitario a tutto campo. Lo abbiamo fatto sul posto, non senza qualche difficoltà a causa dei continui bombardamenti, e nel nostro territorio. Tutto questo grazie alla solidarietà dei cittadini e delle cittadine emiliano-romagnole e alla pronta operatività di tante aziende e delle associazioni di volontariato, molte delle quali già collaboravano con l’Ucraina, che hanno dimostrato ancora una volta di essere una terra accogliente e solidale.

Saharawi

Parliamo di un popolo in esilio, che da oltre 40 anni è costretto a vivere in condizioni di estrema difficoltà nei campi profughi del deserto algerino dell’Hammada, in attesa di poter esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione, così come previsto dall’ONU.

La Regione Emilia-Romagna ha confermato il proprio legame di amicizia e solidarietà con il popolo Saharawi, raccogliendo attorno al Tavolo Paese Saharawi i rappresentanti di tutte le associazioni, enti locali e ONG del territorio regionale che da anni sono impegnate in progetti di cooperazione sostenuti dalla Regione.

Sono tanti i progetti di cooperazione sostenuti da anni dalla Regione. Interventi di sostegno al sistema sanitario pubblico, con particolare attenzione a donne e bambini, al settore dell’educazione inclusiva, alla creazione di reddito, al sostegno allo sport non agonistico, oltre ad aiuti umanitari.

A questi si aggiungono i progetti di accoglienza estiva dei bambini Sahrawi e le cure gratuite che la Regione garantisce a questa popolazione, nei casi in cui siano necessari interventi di alta specializzazione che richiedono il trasferimento in Emilia-Romagna.

Myanmar

Si è chiuso qualche giorno fa un avviso per progetti di sostegno alimentare e umanitario in Myanmar, rivolto a enti locali, organizzazioni non governative (ONG), organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS), organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, associazioni di promozione sociale.

Il bando include azioni quali la fornitura di aiuti alimentari di vario genere tra cui riso e cibi secchi, taniche di acqua per gli sfollati, prodotti per l’igiene personale, farmaci di primo soccorso, tende, teli di plastica, coperte e zanzariere.

L’emergenza alimentare e umanitaria in Myanmar sta mettendo infatti a serio rischio la sopravvivenza di interi gruppi etnici, in larga parte appartenenti alla popolazione dei centri urbani, in particolare bambini.

Il Myanmar dal 2021 vive una situazione di grave emergenza umanitaria di cui soffre tutta la popolazione e in maniera particolare le etnie storicamente perseguitate dalla giunta militare.

L’economia nel Paese è molto provata dalla pandemia di covid e dai conflitti pluriennali tra l’esercito e alcuni gruppi etnici. Gli scontri armati, anche con uso di armi pesanti, tra l’esercito del Myanmar e diverse organizzazioni armate etniche sono diventati eventi pressoché quotidiani e parallelamente continuano a crescere i bisogni umanitari e le preoccupazioni in materia di protezione. La sopravvivenza e il sostentamento di questi gruppi di sfollati è messa seriamente a rischio, per la mancanza di terreni da coltivare, la perdita di raccolti e riserve di cibo, minacciati dall’esercito del Myanmar, che continua a minare molte zone della foresta per evitare il ritorno degli sfollati nelle loro terre d’origine.

Attività di formazione

Un’altra importante azione svolta dalla regione riguarda l’attività di formazione per associazioni e operatori che hanno a che fare con la cooperazione internazionale. Attività molto partecipata e seguita.

 

Immigrazione

Io credo che ciò che è accaduto negli scorsi mesi in Italia sia un qualcosa di molto preoccupante: tragedie nel Mediterraneo, i numeri degli arrivi irregolari cresciuti in modo molto significativo rispetto agli ultimi anni, il peso sconcertante sostenuto dall’isola di Lampedusa, la sensazione di grande difficoltà e solitudine denunciata a più riprese dai sindaci e dai Comuni.

Io penso che con la demagogia non si ottengano risultati, sia per quanto riguarda la salvaguardia dei diritti umani, sia per la tutela degli interessi dell’Italia. Del resto con il Decreto migranti il governo rende più difficile salvare vite in mare e smantella l’accoglienza diffusa.

Non credo che questa sia la strada giusta.

Bisogna essere propositivi.

Penso che occorra lavorare nelle seguenti direzioni.

-Riformare in modo ambizioso il Regolamento di Dublino che blocca i richiedenti asilo nel primo Paese di arrivo, spesso l’Italia, assicurando una condivisione obbligatoria dell’accoglienza tra tutti i Paesi Ue” valorizzando “i legami dei richiedenti asilo, a partire da quelli familiari”.

-Proporre una ‘Mare Nostrum europea’, per salvare le vite ed evitare che Lampedusa divenga un hub naturale per il suolo europeo.

-Rafforzare a livello europeo le politiche riguardanti la cooperazione internazionale e il sostegno allo sviluppo, ripartendo dal tema dell’Africa, dell’investimento su progetti e politiche che consentano di fornire un’alternativa vera alle migrazioni.

-Dare il via a un contrasto generalizzato del traffico di esseri umani attraverso l’intensificazione di un’azione repressiva di carattere internazionale e soprattutto aprendo nuovi canali d’ingresso legali a tutti i Paesi Ue, sia per chi cerca protezione internazionale, sia per chi migra in cerca di lavoro.

– Elaborare un grande piano per l’accoglienza diffusa di concerto con i sindaci e le amministrazioni comunali al fine di evitare grandi concentrazioni di persone accolte in poche singole strutture e in poche città.

– Approvare una legge quadro sull’immigrazione che sostituisca la Bossi-Fini, fondata sull’immigrazione legale con canali d’accesso legali, potenziamento dei corridoi umanitari, realizzazione di un grande piano nazionale per l’Integrazione.

– Dare piena applicazione della cosiddetta ‘Legge Zampa’ riguardante i minori non accompagnati con risorse e personale forniti ai Comuni per la gestione di un fenomeno molto complesso rispetto a cui va ribadita e rinnovata la responsabilità diretta dello Stato che deve garantire la prima accoglienza.

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