Rimini Capitale della Cultura 2024: dobbiamo crederci

“È il momento di alzare l’asticella. Però bisogna crederci, tutti insieme: amministratori, operatori turistici, albergatori, commercianti”.
Condivido con estrema convinzione la proposta lanciata da Giorgio Tonelli di unirci tutti per far sì che Rimini punti a diventare la Capitale della Cultura nel 2024.
Perché Rimini è mare, sole, divertimento. Ma prima ancora è bellezza, crocevia di persone, storia, memoria collettiva. È apertura al mondo e connessione con il mondo. Un collegamento tra la nostra città e il resto del Paese coronato fin dal passato dalla via Emilia e via Flaminia.
Siamo stati tra i territori più colpiti dalla pandemia, che ha rappresentato una battuta d’arresto per i viaggi, gli spostamenti, la socialità, il contatto con le persone, di cui Rimini si nutre e si rende unica davanti agli occhi di tutti. Siamo scossi, ma non per questo abbiamo perso coraggio e la nostra innata propensione a rimboccarci le maniche, ad agire per cambiare. La bellezza e la capacità intrinseca di sorridere alla vita, di rinnovarci, di anticipare i tempi fanno parte del nostro DNA. Una somma che fa della nostra città una meta sognata e amata dalle persone, dai turisti, da chi c’è stato, da chi ne ha solo sentito parlare. Basta uscire dai confini per accorgersene: non c’è praticamente italiano che non sia venuta a Rimini e non abbia con sé un ricordo indimenticabile vissuto proprio da noi. Perché Rimini è vita, dinamicità. Terra, non a caso, dei motori. E terra della cultura. Perché la cultura per antonomasia è incontro tra popoli e prospettive diverse. Abbiamo tutte le carte in regola per questa candidatura. Vantiamo delle piazze meravigliose e un patrimonio artistico che suscita immediatamente sorpresa, grazie a un incastro perfetto tra monumenti romani, rinascimento, umanesimo, modernità.
Da questo maledetto virus vogliamo rinascere e riprenderci la nostra quotidianità con la consapevolezza che propria la bellezza e la capacità di vivere a pieno la bellezza ci salveranno. L’immagine simbolica di una città bombardata e massacrata dalla guerra, uscita completamente ricostruita, rappresenta simbolicamente quello che dobbiamo fare ora. Dunque, in che modo, se non con la cultura?
Sono d’accordo con Tonelli. Da domani stesso mi faccio promotrice di questa candidatura, adoperandomi per riunire tutte le categorie, le imprese e le istituzioni

La mia intervista sull’inserto Verde del Corriere Romagna

La mia intervista uscita oggi sull’inserto Verde del Corriere Romagna. 

 

Presidente Petitti, la Regione Emilia-Romagna è la terra del Bacino Padano, il quale, da sempre, si deve scontrare contro il problema dell’inquinamento.

“La Pianura Padana, oltre a essere una zona densamente popolata, è l’area in cui si produce circa il 50% del PIL Nazionale. Si intrecciano così due aspetti: siamo un territorio benestante, che se la cava bene economicamente, ma questo ci deve far riflettere doppiamente sull’importanza di salvaguardare l’ambiente e non avvelenare l’aria che respiriamo, perché ne va della nostra salute. ‘Più produzione industriale’ non dev’essere per forza sinonimo di ‘più inquinamento’. Deve esserci un controllo, all’interno di un quadro di regole e obiettivi. Perché lo sappiamo: purtroppo non c’è soltanto il Covid19 a doverci allarmare – e che ci auguriamo di lasciarci alle spalle con l’avvento dei vaccini -, ma anche un’emergenza sanitaria dettata dall’inquinamento atmosferico, foriero di danni enormi, in particolare per quanto riguarda le malattie respiratorie e cardiovascolari. Il Bacino Padano è minacciato da un’alta quantità di sostanze inquinanti, frutto di un’elevata produzione industriale e di una difficoltà intrinseca del territorio a diluirle, a causa di uno scarso movimento dell’aria che rende complesso il ricambio dell’atmosfera. Deriva da noi tutti – istituzioni, imprese, associazioni e cittadini – fare scelte responsabili per abbassare i livelli di inquinamento: usare energia pulita e rinnovabile; evitare, quando possibile, un uso eccessivo dell’auto, magari privilegiando i mezzi pubblici o la bicicletta; mantenere a casa e negli uffici un riscaldamento moderato; differenziare e riciclare i rifiuti. Attraverso, insomma, piccole e grandi azioni da applicare nella vita quotidiana. Per fare questo serve una consapevolezza diffusa tra le persone circa i rischi legati a un’aria inquinata e malsana, perché ognuno, se vuole, può dare una mano. Chi ricopre ruoli istituzionali, chi ha un’azienda o un’attività, chi opera nel sistema economico, chi agisce nel settore educativo e chi influenza l’opinione pubblica. Alla politica e alle istituzioni, a mio avviso, spettano principalmente due compiti: mettere in campo politiche integrate capaci di conseguire gli standard che l’Europa ci richiede e creare il substrato culturale che stimoli comportamenti attenti tra i cittadini. La qualità dell’aria è un diritto irrinunciabile, che ci deve vedere tutti remare nella stessa direzione, mettendo da parte pessimismo e rassegnazione, che spesso frenano i nostri obiettivi. In qualità di Presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna posso dire che, come Regione, stiamo cercando di fare la nostra parte, anche in questo periodo di pandemia che rischia di offuscare altri temi”.

La Regione Emilia-Romagna ha promosso una campagna di forestazione facente parte del nuovo Patto per il Lavoro e per il Clima. A quali obiettivi guarda?

“Vogliamo piantare entro i prossimi cinque anni 4,5 milioni di alberi, uno per ogni emiliano-romagnolo, con l’obiettivo di creare sul territorio nuove ‘infrastrutture verdi’ in città e nelle zone prossime ai centri urbani. Lo scopo primario, appunto, è quello di migliorare la qualità dell’aria, filtrando le polveri e ‘pulendola’. Come Regione possiamo vantare un ampio patrimonio forestale, quasi un terzo del territorio complessivo, ma dobbiamo fare i conti con una ridotta presenza di superfici boscate nella fascia della pianura. Alla luce di ciò, sono fondamentali interventi che mirino a creare un ambiente più sano e più verde, per lenire l’impatto causato dalle infrastrutture urbane, produttive e di trasporto. Gli alberi sono dei perfetti alleati per il nostro benessere e per combattere il PM10 e il PM2,5, due particelle presenti nell’aria con effetti molto negativi sulla salute dell’uomo. I benefici delle piante sono molteplici e tangibili: tutela della biodiversità; contrasto al cambiamento climatico; mitigazione del rischio idrogeologico e delle alte temperature estive; miglioramento dell’ecosistema; riqualificazione dei quartieri. Meno asfalto e più natura vivente: le città del futuro devono essere così. E proprio lungo questa direttiva bisogna lavorare e concentrare le azioni amministrative”.

Che selezione viene fatta nella scelta delle specie? Ci sono delle differenze tra le diverse zone?

“Cerchiamo di variegare le specie in modo tale da massimizzare la biodiversità, preferendo, solitamente, le specie autoctone a quelle esotiche e stando attenti allo spazio dove decidiamo di mettere l’albero e agli organismi che entreranno in relazione con esso. Prima di decideremo l’habitat, vengono valutati i luoghi più adatti per la crescita e la vita della pianta: nutrizione, rifornimento idrico, spazio sufficientemente per la chioma, eccetera. Conoscere le caratteristiche delle zone in cui avverrà la piantumazione e del rispettivo microclima è estremamente importante, in modo tale che gli alberi rappresentino davvero un elemento di benessere per la collettività. In certe aree, ad esempio, è meglio far crescere alberi resilienti ai cambiamenti climatici, in altre, invece, favorire piantagione di alberi con bassi carichi di polline, come quando ci troviamo vicino alle scuole, agli ospedali, alle case di cura o simili. Niente è lasciato al caso. Quello che vogliamo è costruire delle vere e proprie ‘reti’ verdi che percorrano il territorio – connettendo montagna, città e pianura -, così da garantire una equa distribuzione degli stessi, assicurandone i benefici desiderati a quante più persone possibili.”.

Chi può partecipare attivamente al progetto?

“Comuni, scuole, associazioni, imprese e cittadini. Puntiamo a un coinvolgimento a 360 gradi, perché consapevoli che progettare un nuovo ‘bosco’ in città, piantando alberi, sia da considerare un bene comune, un regalo a tutta la collettività. Chi desidera, può rivolgersi presso le aziende vivaistiche accreditate e acquistare gratuitamente le piante, mentre, per quanto riguarda le imprese, una volta definito l’accordo con il Comune, è lo stesso Ente a consegnarli le piantine. Dal 1 ottobre 2020 all’11 gennaio 2021 sono stati messi a dimora oltre 360 mila alberelli, un numero davvero considerevole. Siamo convinti che coinvolgere in prima persona i cittadini e creare sinergie tra pubblico e privato le carte vincenti per raggiungere una vera e propria svolta green, in linea anche con quanto definito dall’Europa”.

Una diretta facebook per fare il punto sulle vaccinazioni nel riminese

ESITO DIRETTA FACEBOOK SUL TEMA DEI VACCINI

 

I TRE IMPEGNI DI EMMA PETITTI

– Politico: mobilitare tutte le strutture di Rimini, pubbliche e private, e sostenerle nello sforzo di quella che è ad oggi la migliore sanità d’Italia potenziando anche la sinergia.

– economico: abbiamo bisogno di far ripartire tutti: ristoranti, hotel, bar, strutture fieristiche e congressi, cinema e teatri, i negozi e gli artigiani che sono sotto pressione. Personalmente credo molto nell’idea del Patentino Vaccinale da assegnare a chi ha effettuato il vaccino come garanzia di libertà e sicurezza nei luoghi di socialità, per tornare alle attività ordinarie, a spostarci, a viaggiare. In particolare pensiamo a un territorio come Rimini, che per antonomasia fa del turismo uno dei suoi capisaldi in termini di economia ma che di stile di vita: qui sarebbe ancora più necessario un passaporto digitale che attesti quali sono le persone che si sono vaccinate per fare in modo che  la gente possa spostarsi senza limitazioni e allo stesso tempo in maniera sicura. Idea, tra l’altro, ripresa anche dalla Von der Leyen che ha aperto all’ipotesi di un passaporto UE per i vaccinati.

Subito dopo dobbiamo partire con una grande campagna di promozione per sostenere la loro esistenza, e chiedere con forza a Roma e a Bruxelles che i ristori promessi diventino realtà, siano irrobustiti, e soprattutto arrivino in fretta, senza che vengano intrappolati dalle reti della burocrazia che in Italia è tremendamente ingombrante, e che è un mio impegno ridurre in tutti i luoghi in cui avrò responsabilità.

– Promuovere a Rimini un Centro di Ricerca Europea con i finanziamenti dalla UE, partendo dalle attuali Facoltà per farle crescere ed avere a Rimini il Centro di Area Vasta legato alla medicina e alla Farmacia. Dalla Pandemia dobbiamo rinascere con lo studio e l’investimento sul lavoro e sulle competenze.

 

MAURIZIO GROSSI,
PRESIDENTE ORDINE MEDICI CHIRURGI E ODONTOIATRI DELLA PROVINCIA DI RIMINI

Come sta andando la campagna vaccinale

“In Regione Emilia-Romagna abbiamo raggiunto quota 112 mila vaccinati, di cui 71 operatori sanitari, per lo più di sesso femminile, perché sappiamo che le professioni sanitarie sono molto al femminile. Stiamo andando bene. E’ una macchina che sta accelerando, ha bisogno di tanta benzina, speriamo che anche l’intoppo della Pzifer a livello Europeo non ci costringa a rallentare la corsa di questa macchina organizzativa estremamente complessa che è partita pienamente”.

800 vaccini persi per guasto congelatore a Forlì

“Non entro nel merito tecnico, ma parlando in linea generale, pensiamo alla lunga filiera di consegna, approvigionamento. Come tutti i sistemi complessi, anche i più rodati, anche i più perfetti, non sono mai esenti da possibili incidenti. E’ capitato a casa nostra ma poteva capitare da qualsiasi parte d’Europa. Quanto successo non inficia tutta la macchina organizzativa”.

Cosa fa l’Ordine dei medici (2200 a Rimini) per promuovere la campagna dei vaccini

 “Siamo coinvolti direttamente con un’azione di informazione verso la cittadinanza sull’utilità e la bontà dei vaccini. Lo ripeto: i vaccini sono sicuri, sono massimi presidi che possiamo mettere in atto per prevenire le malattie, come dimostra anche la storia passata. E’ una cintura di sicurezza che mettiamo alla popolazione per poterla far viaggiare in sicurezza.

Ma non dimentichiamo una cosa. “Dobbiamo comunque continuare a rispettare tutte le regole previste, come mascherina, distanziamento e igiene costante”.

Uno dei compiti dell’Ordine è, sicuramente, come ha spiegato il Presidente Grossi, quello di persuadere non solo la popolazione, ma anche gli stessi operatori, sebbene in una quota ridotta, restii alle vaccinazioni. “Quello della vaccinazione è un percorso su base volontaria, dunque quello che possiamo fare è cercare di convincere e persuadere gli operatori sull’utilità del gesto, che può diventare anche un imperativo deontologico per noi che abbiamo un albo professionale”.

L’Ordine, inoltre, lavora per evitare che non capitino situazioni in cui il medico sostenga pubblicamente l’inutilità dei vaccini, fornendo dati non sostenuti dalla scienza medica, “altrimenti potrebbe arrivare anche a sanzioni disciplinari”.

“Un grande piacere scoprire come molti dei nostri colleghi, anche medici pensionati, si siano resi disponibili come vaccinatori volontari. L’azienda sanitaria ha messo a disposizione un indirizzo mail dove il medico volontario si iscrive direttamente per collaborare. Nelle prossime settimane servirà tanta ‘manodopera’ – medici vaccinatori – perché la macchina andrà sempre più veloce. Dopo aver vaccinato il personale sanitario si inizierà la vaccinazione nelle case di riposo, poi gli ultraottantenni”.

“Come Ordine professionale abbiamo istituito un gruppo di lavoro che avrò la funzione di organizzare dibattiti, incontri, corsi di aggiornamento e momenti di divulgazione sui vaccini”.

Immunità di gregge

“Per raggiunge l’immunità di gregge dobbiamo coprire la popolazione 70-80 %. L’istituto Superiore di sanità ha dato una scaletta di priorità. Tra le categorie da mettere in sicurezza, a mio avviso, devono esserci, dopo gli operatori sanitari e anziani, gli insegnanti, insieme a tutto il corpo scolastico, per riaprire la scuola, ovviamente in massima sicurezza”.

 

ANDREA GALEOTTI,

DIRIGENTE PROFESSIONI SANITARIE AUSL ROMAGNA – DIREZIONE INFERMIERISTICA E TECNICA AMBITO DI RIMINI ha sottolineato il prezioso contributo apportato anche dal capitale umano dei professionisti che da inizio pandemia sono impegnati h24 negli ospedali per assistere i pazienti. In totale, sono stati assunti 300 infermieri e circa 150, tra cui 35 professionisti neolaureati che il giorno dopo il festeggiamento della laurea sono entrati subito in corsia. A questi giovani infermieri è stata garantita sicurezza ed è stato fatto un contratto di 36 mesi per dare loro una sicurezza lavorativa, Sono inoltre stati inseriti in unità organizzative affiancati da operatori più esperti.

 

NICOLA COLAMARIA,

PRESIDENTE DELL’ORDINE DELLE PROFESSIONI INFERMIERISTICHE DI RIMINI ci ha tenuto a soffermarsi sulla resilienza e il coraggio dimostrato dagli infermieri fin dallo scoppio della pandemia, i quali si sono ritrovati ad assistere un numero elevato di persone e a far fronte a un’assistenza mai sperimentata prima.

“Proprio a testimonianza di quanto detto dal dottor Grossi, stiamo ricevendo diverse richieste da parte degli infermieri liberi professionisti che vogliono accedere alla vaccinazione. La direzione è quella del vaccino, che rappresenta un gesto d’amore verso se stessi e l’intera collettività. Prima o poi troveremo una cura contro il Covid, ma nel frattempo la strada da percorrere è senza dubbio quella della vaccinazione”


 

 

 

 

No all’eventuale divieto di asporto dopo le ore 18 per bar e locali

Condivido con quanto affermato dall’Assessore al Commercio della Regione Emilia-Romagna Andrea Corsini.

Il divieto d’asporto dopo le 18 per bar e locali – misura al vaglio del Governo – rappresenterebbe un’ulteriore battuta d’arresto per chi ha delle attività e, non senza fatica, si sta adattando alle restrizioni, cercando di mantenere il rapporto con la clientela. Una possibilità, quest’ultima, che si materializza proprio con il servizio d’asporto, il quale ovviamente non riesce a garantire gli introiti dell’attività ordinaria, ma che comunque offre ai nostri esercenti un’opportunità in più.

Vietare questo servizio dopo le 18 affosserebbe ancora di più una categoria già stremata e in difficoltà.

Non può essere che la maggioranza degli esercenti, che fin da subito si è adeguata in maniera responsabile e professionale alle nuove disposizioni del dpcm, ci rimetta a causa di quei pochi che si ostinano a non rispettare le regole.

Devono essere previsti ulteriori controlli e magari sanzioni verso coloro i quali non seguono le norme e anzi favoriscono situazioni di assembramento, ma non possono essere “puniti” indiscriminatamente tutti gli esercenti.

Una mia riflessione sul tema della scuola e della didattica in presenza

Sulla riapertura della scuola servono risposte chiare e certe: le famiglie, i ragazzi e lo stesso personale scolastico devono potersi organizzare con preavviso, senza questo fastidioso “stop and go”.
La questione sulla scuola, lo sappiamo, non è di certo semplice, ma bisogna tenere in considerazione i rischi e le difficoltà che si ingenerano nelle famiglie se non si danno loro indicazioni precise.
In un momento di incertezza, come istituzioni, non possiamo permetterci di aggiungere ulteriore caos, con questo continuo rimbalzo delle date di riapertura dei plessi.
Ogni scelta va organizzata con cura: le lezioni in presenza necessitano di un sistema dei trasporti efficiente e un adatto tracciamento che permetta una identificazione precoce dei contagi, a partire da tamponi rapidi di massa; la didattica a distanza, invece, prevede che tutti gli studenti abbiano una connessione internet tempestiva che funzioni.
La scuola è il luogo di crescita e di formazione dei ragazzi, in cui si sviluppa la loro consapevolezza civica, in cui si stuzzica la loro sete di sapere e in cui prende forma il nostro futuro.
Non possiamo permetterci di far passare il messaggio che sia qualcosa di rimandabile e secondario, all’ultimo posto dell’agenda politica. Ed è per questo che bisogna fondere tutte le energie per far sì che le ragazze e i ragazzi tornino, il prima possibile, a fare lezione in classe e non più soltanto davanti a uno schermo, controllando tutte le variabili in campo e predisponendo una programmazione coordinata, attraverso un lavoro di squadra tra istituzioni, aziende di trasporto, sindacati, prefetti, enti locali e mondo della scuola.
In Emilia-Romagna in questi mesi abbiamo provveduto a mettere in circolazione nuovi mezzi – in aggiunta alle corse ordinarie – e abbiamo rafforzato la macchina dello screening, dei test sierologici e dei tamponi per evitare la creazione di nuovi focolai e un ritorno tra i banchi confuso e problematico, cercando di individuare i soggetti asintomatici.
Proprio alla luce di questo ritengo sia fondamentale mettere al centro delle priorità anche la somministrazione del vaccino al personale scolastico e al corpo docente già a partire dalla fase 2, quindi da marzo, in modo tale da tutelare la sicurezza di chi lavora nelle scuole e di tutti gli studenti, salvaguardando la salute collettiva di una moltitudine di persone e famiglie.
La scuola non è la Cenerentola della società: dobbiamo dimostralo con i fatti.
Rientro in aula, Risposte certe e Vaccini.

Una mia riflessione sull’anno che abbiamo davanti

𝗟’𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘃𝗲𝗿𝗿𝗮̀
Il 2020 è arrivato al termine. Il peggior anno di sempre: “il settimanale americano Time saluta così, senza alcun rimpianto, il 2020 segnato dall’incubo della pandemia.” Il peggior anno di sempre per chi non ha conosciuto la prima guerra mondiale, la spagnola del 1918 o la seconda guerra mondiale. Per chi è nato dopo il 1945, il 2020 è l’anno peggiore non vi è dubbio. Un virus che ha colpito le famiglie, non ha fatto distinzione tra paesi ricchi e paesi poveri, ha colpito duramente l’economia. Abbiamo conosciuto parole che pensavamo esistere solo nei film dell’horror. Questo il 2020.
In tanti dicono “nulla sarà come prima”. È un leitmotiv affermare che “nulla sarà come prima”. Condivido questa affermazione non solo nel suo aspetto scaramantico, auspicando che il virus non compaia più, ma ci dobbiamo chiedere cosa dovrà cambiare per essere diversi da “prima”.
Siamo in un mondo globale, sempre detto, ma ora ne abbiamo la consapevolezza totale. Un virus non conosce confini e paesi. Non era un problema cinese, non era un problema italiano, ma un problema globale.
La pandemia ci ha colpito al cuore e ha messo a nudo la fragilità dell’umanità e l’inadeguatezza dei governi sovrani, incapaci di far fronte da soli. Problemi comuni richiedono soluzioni comuni. L’Europa gioca un ruolo strategico, non solo per le opportunità racchiuse nel Next Generation EU, ma soprattutto per le politiche comuni che è capace ad esprimere. La salvaguardia del pianeta richiede misure sovranazionale più incisivi di quelle attuali.
“Nulla sarà come prima” per tante politiche chi ci riguardano da vicino.
Provo ad affrontare alcuni aspetti che ritengo strategici:
– SANITA’. E’ finito il tempo dei tagli ai finanziamenti alla sanità pubblica, anche nelle Regioni dove lo standard viene considerato buono come la nostra. Serve investire con ancora maggiore convinzione sul personale sociosanitario, sulla ricerca, sull’implementazione della sanità territoriale e sul concetto di prossimità. Più medici, più paramedici, più servizi territoriali e case della salute. Bisognerà mettere in campo una programmazione seria nei prossimi mesi, che al contempo ridia slancio al ruolo dei medici di base.
– DIGITALIZZAZIONE. La pandemia ha messo in risalto tutti i problemi che ha l’Italia e il nostro territorio. La classifica “iCity Rank 2020” sulla digitalizzazione delle città italiane posiziona Rimini al 26esimo posto. Siamo dietro alle altre province della pegione. Per un territorio che ha fatto dei servizi alle imprese e alle persone un punto di eccellenza non possiamo essere soddisfatti di questa classifica. Inoltre, ci sono ancora troppi luoghi scarsamente coperti da banda per internet. E non mi riferisco solo alle zone interne, ma anche ad alcune frazioni del capoluogo. Serve dunque un intervento più efficace da parte degli enti pubblici per assicurare a tutti l’accesso alle tecnologie dell’informazione. Senza banda larga si è “fuori dal mondo”.
– TURISMO. È il settore economico più colpito al mondo. Il motore dell’economia mondiale si è fermato. Il comparto del turismo ha perso tra il 50 e il 70% dei fatturati nel 2020. Le migliori previsioni parlano del 2022 per ritornare a livelli accettabili. Il 2021 sarà un anno di transizione con l’auspicio che i vaccini diano più certezze per la prossima estate. Sta di fatto che le imprese turistiche stanno faticando a rimanere sul mercato. Tante strutture alberghiere non riapriranno. Il commercio è allo stremo, in una morsa tra lockdown ed e-commerce. In questo caso la frase “nulla sarà come prima” è nei fatti.
– Per ridare slancio al settore è fondamentale non stare fermi. Tanti operatori del settore si lamentano per le poche risorse previste nei programmi per la NEXT GENERATION EU. 3 miliardi di euro per turismo e cultura, in effetti, sono pochi. Ma sarebbe un errore soffermarsi solo sul singolo capitolo di spesa. La “RIVOLUZIONE VERDE e TRANSIZIONE ECOLOGIA” vale oltre 74 miliardi. L’industria del turismo che conosciamo è energivora. Quale migliore occasione per promuovere un programma per l’innovazione delle nostre aziende turistiche?
Una quota a fondo perduto, una parte a prestito a lungo termine per chi vuole innovare. È indispensabile discuterne con le categorie economiche e il governo per un grande progetto nazionale che dia vita a una politica industriale del turismo ambiziosa e competitiva. Per il nostro territorio significa meno strutture ricettive per ridurre la densità nelle aree ad alta concentrazione, servizi più qualificati, alberghi innovativi, ecosostenibili ed antisismici. È questa la vera sfida. Servono strumenti urbanistici di nuova generazione con alla base una conoscenza puntuale del territorio e norme snelle ed efficaci. Solo in questo modo possiamo affrontare un reale processo di innovazione turistica che vada oltre l’arredo urbano. Il 2021 dovrà essere l’anno della soluzione delle concessioni sulla spiaggia. La politica deve assumersi le sue responsabilità. In questi anni si è solo rinviata la soluzione. Il risultato? Pochissimi investimenti sulla spiaggia.
– Ripensare ed innovare le AREE PRODUTTIVE, più sinergia con l’università, Industrie ad alto contenuto innovativo e tecnologico, assecondando ed incentivando questi processi.
Ma lasciatemi dire, da donna impegnata nelle istituzioni che “nulla dovrà essere come prima” per un ruolo più deciso delle DONNE nei processi produttivi e decisionali, per un senso di comunità più profondo che faccia emergere passioni, idee e voglia di mettersi in gioco e che, necessariamente, deve mettere ai margini l’Io sostituendolo con il Noi.

Vaccini anti Covid: pensare al cosiddetto ‘patentino vaccinale’

VACCINI.
EMMA PETITTI, PRESIDENTE DELL’ASSEMBLEA LEGISLATIVA DELL’EMILIA-ROMAGNA: “IMPORTANTE INTRODURRE UN PATENTINO VACCINALE PER ESSERE PIÙ LIBERI E SICURI NEI LUOGHI PUBBLICI”

“La notizia dell’approvazione del vaccino Pzifer-Biontech da parte dell’Ema rappresenta davvero un’iniezione di fiducia per il futuro della nostra comunità, perché significa avere a disposizione, finalmente, un’arma contro un virus che ha stravolto la vita e le abitudini di tutti noi, nonché i ritmi di interi sistemi.

È il miglior regalo per iniziare il 2021 con maggiore ottimismo e fiducia, dopo un anno molto difficile fatto di dolore, preoccupazioni e sacrifici.

Sapere che dal 27 dicembre arriveranno le prime dosi di vaccino in Emilia-Romagna, così come in tutta Italia, riscalda il cuore.

Io credo nella necessità, una volta che saranno partite le vaccinazioni, di introdurre una sorta di “patentino vaccinale” che certifichi chi ha effettuato il vaccino e permetta a costoro di accedere con libertà
nei luoghi di aggregazione e socialità: tornare a viaggiare, assistere a un concerto, andare in una sala cinematografica, eccetera.

Sarebbe un incentivo per avere una copertura vaccinale maggiore e per rendere gli spazi in cui si genera contatto tra le persone più sicuri, tutelando così la salute pubblica di tutti, a cominciare dalle persone immunodepresse che hanno comunque diritto a una vita di normalità.

Fare il vaccino è un esercizio di responsabilità individuale, ma prima ancora collettiva, per salvaguardare la salute di tutti e azzerare la corsa del virus.

Se è vero che ciascuno di noi non è un’isola, è chiaro che le scelte di un individuo ricadono anche sugli altri. Per questo è importante vaccinarsi.

A tal proposito, è un bene che molti esponenti politici e amministratori locali abbiano preso una posizione netta, dando la loro piena adesione alla vaccinazione.

Credo che da parte di chi ricopre ruoli politici e istituzionali sia un dovere morale e civico condividere questo messaggio di fiducia nella scienza per rimettere al centro lo studio degli esperti e invitare l’opinione pubblica a fare altrettanto, combattendo la campagna di disinformazione e fake news che ruota intorno a questo tema.

In Emilia-Romagna abbiamo già una copertura vaccinale elevata. Sarà così anche contro questo virus, ne sono certa. Il Covid lo sconfiggeremo uniti, aiutandoci tra noi e facendo la nostra parte con comportamenti corretti. Proprio in questo senso, il patentino vaccinale sarà la dimostrazione di un’assunzione di responsabilità verso se stessi e gli altri”.

La mia lettera sul caso Zaki al Ministro Di Maio ieri in visita ufficiale a Bologna

La visita del ministro degli Esteri Luigi Di Maio al Tecnopolo di Bologna viene colta da Emma Petitti, presidente dell’Assemblea legislativa, quale occasione istituzionale per richiamare con forza l’attenzione del governo sulla vicenda di Patrick Zaki, il giovane studente dell’ateneo bolognese ingiustamente incarcerato in Egitto ormai diventato simbolo dei diritti umani negati. Di seguito il testo integrale della lettera.

On. Ministro Di Maio,

siamo particolarmente lieti della Sua visita al Tecnopolo di Bologna CNR, una struttura che, in quanto vocata alla promozione dell’innovazione tecnologica dei sistemi industriali consolidati e emergenti, renderà la Regione Emilia-Romagna ancora più competitiva a livello internazionale. Siamo fermamente convinti che la Rete dei 10 Tecnopoli della Regione, oltre che volano di sviluppo tecnologico e scientifico, sia la dimostrazione di come il lavoro in sinergia tra il Governo e la Regione rappresenti un elemento necessario e insostituibile quando ci sono in campo idee e progettualità così ambiziose per il futuro delle nostre comunità, specie in questo momento in cui la pandemia mette a dura prova anche il sistema economico e sociale.

In qualità di Presidente dell’Assemblea legislativa, l’occasione mi è – quindi – particolarmente gradita per darLe il nostro benvenuto in Emilia-Romagna e, allo stesso tempo, per rappresentarLe una situazione a cui tengo molto.

Come sappiamo, anche alla luce delle ultime notizie, il giovane studioso Patrick Zaki, che proprio all’università di Bologna conduceva i suoi studi con estrema passione e diligenza, sta scontando nel carcere egiziano di Tora una detenzione ingiusta, crudele e irrazionale da dieci mesi.

La recente lettera che ha inviato alla sua famiglia e che è stata resa pubblicamente nota è straziante, così com’è straziante pensare che dopo quasi un anno di incomprensibile prigionia ancora non sia cambiato nulla rispetto alla fase iniziale, con un’insopportabile procrastinazione della sua custodia cautelare che procede ormai a cadenza fissa, senza che si riesca nemmeno a intravedere la luce della scarcerazione.

Ogni volta che il Tribunale del Cairo si pronuncia, le nostre speranze vengano puntualmente disattese, con un rinvio continuo che inizia ad assumere le forme di una farsa.

Sapere che un giovane ragazzo sia rinchiuso in cella perché militante dei diritti umani è inammissibile, sia nei suoi confronti, della sua famiglia e più in generale di chi gli vuole bene, sia nei confronti di tutte e tutti i prigionieri di coscienza come lui.

L’Europa ha tra i suoi principi fondativi la piena integrazione del rispetto dei diritti umani e, dunque, auspichiamo che questa triste vicenda si possa risolvere secondo giustizia e libertà, la cui affermazione e garanzia sono la più alta aspirazione della gente comune, così come sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti umani.

Come Assemblea legislativa, ci siamo attivati da subito per inviare dei segnali istituzionali in tal senso e cercare di apportare, per quanto possibile, un nostro contributo, attraverso più azioni finalizzate a mantenere alta l’attenzione su Patrick Zaki e condividere insieme la speranza della sua liberazione.

In virtù del ruolo che ricopro, avevo inviato una lettera all’Ambasciatore italiano in Egitto per avere notizie circa lo stato di salute fisico e psicologico del ragazzo e per esortarne la sua liberazione.

Di recente, in collaborazione con la Giunta regionale, abbiamo affisso all’ingresso della sede dell’Assemblea un “ritratto di parole” che ritrae il volto del giovane ricercatore, in modo tale da rinnovare ulteriormente, insieme alle altre Istituzioni che hanno convintamente aderito a questa iniziativa di solidarietà, un messaggio di giustizia sociale e la nostra vicinanza a Patrick e alla sua famiglia.

Dobbiamo assolutamente insistere perché possa tornare alla sua vita e tra i banchi dell’Ateneo bolognese, e per questo dobbiamo mettere in campo ogni sforzo possibile per chiedere, con maggiore incisività e pressione, la giustizia che tutti aspettiamo.

I diritti umani sono inalienabili e non possono essere messi a repentaglio da regimi che calpestano la dignità e la libertà delle persone, in violazione di qualsiasi principio democratico.

Servono azioni forti e coraggiose da parte dello Stato italiano che prevedano anche un ripensamento dei rapporti istituzionali e commerciali con l’Egitto, compreso il ritiro dell’Ambasciatore italiano in Egitto.

Noi, come Assemblea legislativa, ci siamo e siamo pronti ad aiutare come Istituzione e come comunità, in attesa  di rivedere Zaki al più presto. Qui, in Emilia-Romagna, è a casa.

Emma Petitti, Presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna

Una mia riflessione sulla scuola e sulla questione del rientro in presenza

EMMA PETITTI, PRESIDENTE DELL’ASSEMBLEA LEGISLATIVA DELLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA, SULLA SCUOLA

“I NOSTRI RAGAZZI DEVONO RIENTRARE A SCUOLA IL 7 GENNAIO, NON POSSIAMO PERMETTERCI ALTRI RINVII. COME REGIONE STIAMO LAVORANDO PER RAGGIUNGERE QUESTO OBIETTIVO CON TUTTI I SOGGETTI COINVOLTI”

“In questa fase non è semplice dover gestire una situazione tanto complessa e trovare soluzioni che tengano unite da un lato la necessità di evitare situazioni di aggregazione e socialità e dall’altro lato la voglia di tornare alla normalità, di riprenderci la nostra quotidianità: prendere un aereo, condividere una cena al ristorante in compagnia, abbracciare le persone a cui vogliamo bene, andare a un concerto, organizzare iniziative a contatto con la gente e non via zoom.

Non è facile coniugare questi due aspetti e ricoprire dunque ruoli decisionali.

Ma allo stesso tempo ci viene richiesto uno sforzo in più, una visione a lungo termine che non guardi soltanto la risoluzione del contingente.

Ed è proprio per questo che mi ostino a dire che a rimetterci in questo periodo non possono essere i nostri ragazzi, i nostri giovani, i nostri studenti, che per primi, già con l’avvento della prima ondata, hanno dovuto abbondare i banchi in classe e seguire le lezioni davanti a un PC. In certi casi, senza neanche avere un computer a disposizione.

Non possiamo permetterci ulteriori rinvii e procrastinazioni del rientro a scuola, perché significherebbe andare a colpire il cuore del nostro capitale sociale e il futuro delle nostre comunità.

Bisogna riaprire e per riaprire si devono mettere in campo tutti gli strumenti possibili affinché si riduca il rischio di creare focolai e di accendere nuove catene di contagi.

Dobbiamo fare di tutto perché la data del 7 non slitti e venga mantenuta tale, grazie anche a un lavoro coordinato e di squadra tra istituzioni, sindacati, prefetti, enti locali, aziende di trasporto, scuola e sanità per arrivare a un potenziamento dei trasporti pubblici e a un efficace tracciamento del personale scolastico e degli alunni attraverso il contributo di tutti i soggetti coinvolti in questa partita.

Come Regione Emilia-Romagna stiamo lavorando con tutte le nostre forze perché si raggiunga questo obiettivo. In questi mesi abbiamo provveduto a mettere in circolazione nuovi mezzi in più – circa 500 – a disposizione degli studenti rispetto alle normali corse per rispondere alle esigenze di sicurezza ed evitare l’effetto pollaio sui bus, insieme anche a un rafforzamento della macchina dei tamponi e dello screening perché il ritorno in aula sia gestito con rigore, serietà e cautela, individuando anche gli asintomatici. La presenza in classe non è più rimandabile e per questo è necessario una collaborazione tra gli attori dei processi decisionali e un’accurata predisposizione di misure per la tutela della salute, che è la priorità.

Se è vero che la scuola è il nostro passaporto per il futuro, allora abbiamo il dovere di far sì che gli studenti di oggi tornino in mezzo ai loro compagni e ai loro insegnanti, perché è indubbio che per quanto la modalità telematica sia stata di forte aiuto in questi mesi e per certi versi anche un elemento di ammodernamento per la scuola, le lezioni in presenza hanno tutto un altro significato, sia in termini di apprendimento che in termini relazionali. Il contatto umano, le risate di complicità con i compagni, il sorriso di conforto di un insegnante e le discussioni che si vengono a creare in classe non potranno mai essere sostituite da uno schermo.

 

Una mia riflessione sul parco eolico e sui temi dell’energia

“È possibile immaginare un futuro energetico libero dalle fonti fossili e conveniente dal punto di vista socio economico? Sì, è possibile.
La Commissione UE ha presentato la Legge europea sul Clima che sancisce l’impegno politico assunto con il Green Deal europeo di conseguire la neutralità climatica al 2050, con uno step al 2030. Cinque settori nell’UE emettono la maggior parte dei gas a effetto serra: il 28% proviene dai trasporti; il 26% dall’industria, il 23% dall’energia, il 13% dagli edifici; il 13% dall’agricoltura. In tutti i settori, la combustione di combustibili fossili è la principale fonte, rappresentando l’80% delle emissioni.
Ho fatto questa premessa che ritengo fondamentale per capire la posta in gioco e quale sia lo sforzo necessario per salvare il clima e il nostro pianeta.
Secondo un rapporto europeo, entro il 2050, il consumo di petrolio, gas e carbone dovrebbe diminuire di oltre il 90%; la richiesta di energia raddoppierebbe e le fonti rinnovabili genererebbero più del 90% dell’elettricità, rispetto al 31% attuale.
Alla luce di queste ragioni è stata presentata la proposta di un impianto eolico al largo della nostra costa: un impianto di 300 MW con 51 pale alte 120 metri.
L’energia eolica è infatti una delle fonti alternative a cui si sta lavorando, la quale permette di produrre energia sfruttando la forza del vento. Una tecnologia fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione del settore elettrico e di sostenibilità.
Parliamo di un progetto, tuttavia, che ha trovato una vasta opposizione per la ricaduta negativa sul paesaggio, a cui si affianca la preoccupazione per le relative ripercussioni sul settore turistico.
Condivido che è necessario coniuguare paesaggio e impianti per l’energia rinnovabile. In passato abbiamo vietato in Emilia-Romagna gli impianti a terra di fotovoltaico in agricoltura. Abbiamo vietato le pale eoliche sui crinali. Abbiamo unito salvaguarda del paesaggio ed energie alternative. Non è pensabile che il nostro skyline marino si riempia, dopo le piattaforme per l’estrazione del metano, anche di pale eoliche. Evitiamo, dopo aver urbanizzato oltre misura la costa, di urbanizzare anche il nostro mare.
Vi sono altre realtà industriali che si affacciano sul mare che possono ospitare impianti offshore compatibili con il paesaggio e il territorio.
In parallelo, è importante però aprire una parentesi.
Il nostro territorio è energivoro, ovvero consuma grandi quantità di energia.
Pensiamo solo cosa significhi durante l’estate raffreddare oltre 2mila strutture ricettive, riscaldare l’acqua calda, far funzionare le cucine per i residenti e oltre 20 milioni di ospiti.
Per questo motivo, ritengo che si debba intervenire su alcuni punti strategici:
– riduzione del 30% dei consumi nel settore residenziale con l’ecobonus 110%;
– riduzione dei consumi negli uffici della Pubblica Amministrazione e nelle scuole riqualificando il patrimonio edilizio esistente e realizzando nuovi edifici in classe A, a basso impatto energetico;
– riduzione dei consumi nel settore alberghiero dedicando fondi puntuali per la riqualificazione delle strutture ricettive. In questo caso possiamo unire riqualificazione turistica (fondamentale per la nostra economia) ed efficientamento energetico.
Industria ed artigianato sono altri settori energivori.
In questi anni tante aziende si sono convertite al fotovoltaico e al solare.
Occorre continuare su questa strada.
L’esempio della Fiera di Rimini che ha un impianto fotovoltaico che produce 5.000.000 kWh all’anno di energia elettrica, più o meno quanto consumano in un anno circa 1.500 famiglie, va perseguito anche per altre realtà.
In conclusione, serve un aggiornamento dei Piani Energetico Comunale (Pec) e di quello provinciale per evitare di scaricare su altri territori la necessità di una riduzione dell’uso delle materie fossili.
Oltre ai “No” ci vogliono anche dei “Si” praticabili, in tempi adeguati, per evitare di vivere sulle spalle di altri”.
*Grazie al Corriere Romagna per l’ospitalità