Una mia nota sul tema dei balneari e dei bandi per le concessioni demaniali

Balneari, Petitti: “Il Governo è in grave ritardo. Basta rinvii, servono gare trasparenti e un futuro per il settore”

«Sul riordino delle concessioni balneari il Governo continua a rincorrere gli eventi invece di governarli. Il bando tipo arriva con un ritardo grave e, per di più, non è ancora definitivo. Lunedì 13 luglio il Ministero delle Infrastrutture lo presenterà agli stakeholder, ma non saremo ancora all’atto finale del percorso. Così si scaricano sui Comuni responsabilità che spettano allo Stato». È quanto afferma Emma Petitti, vicesegretaria regionale del Partito Democratico e consigliera regionale dell’Emilia-Romagna.

«Le amministrazioni comunali – prosegue Petitti – non possono restare ferme in attesa che il Governo chiarisca definitivamente le proprie scelte. Le concessioni sono scadute e le gare dovranno comunque essere bandite entro il 2027, facendo riferimento alle sentenze nazionali ed europee e alle esperienze dei Comuni che hanno già avviato questo percorso. Non c’è più tempo da perdere».

Secondo Petitti, la bozza predisposta dal Ministero delle Infrastrutture presenta però elementi che rischiano di esporre nuovamente l’Italia a una procedura d’infrazione europea.

«Se il bando dovesse contenere criteri che introducono vantaggi impropri per i concessionari uscenti, il rischio di una nuova contestazione da parte della Commissione europea sarebbe concreto. E a pagare il prezzo di nuovi contenziosi e di eventuali sanzioni sarebbero ancora una volta i cittadini italiani. Sarebbe un paradosso: chiudere una procedura d’infrazione aprendone immediatamente un’altra».

La consigliera regionale sottolinea invece gli aspetti positivi della riforma. «È condivisibile che vengano valorizzati gli investimenti nella sostenibilità ambientale, nell’efficientamento energetico, nell’accessibilità e nella riqualificazione degli stabilimenti. Così come è giusto tutelare il personale e garantire la continuità occupazionale. Sono principi che qualificano il settore e guardano al futuro».

Più netta la posizione sui criteri premiali per gli attuali concessionari.

«Una cosa è riconoscere gli investimenti realmente effettuati e non ancora ammortizzati; altra cosa è costruire meccanismi che finiscono per privilegiare chi già gestisce la concessione, limitando la concorrenza. Le gare devono essere aperte, trasparenti e realmente competitive, nel rispetto delle sentenze e delle regole europee. Solo così si garantisce certezza giuridica e si evita di ricadere nell’ennesimo contenzioso».

Petitti conclude: «Il settore balneare non può vivere nell’incertezza permanente. Ha bisogno di regole chiare, di investimenti, di innovazione e di una prospettiva stabile. Continuare a rinviare o cercare scorciatoie non aiuta né gli operatori né i Comuni. Adesso servono responsabilità, trasparenza e il coraggio di chiudere definitivamente una vicenda che si trascina da troppi anni».

Un mio intervento sulla crisi del settore della moda

Crisi della moda, Petitti: “Non bastano gli ammortizzatori sociali. Serve una vera politica industriale per rilanciare il settore”

“La crisi che sta investendo il distretto riminese della moda non può essere affrontata solo con misure tampone. Gli ammortizzatori sociali sono indispensabili per tutelare lavoratrici e lavoratori, ma non possono diventare l’unica risposta. È arrivato il momento di compiere un salto di qualità nelle politiche industriali”. È la posizione di Emma Petitti, vicesegretaria regionale del Partito Democratico e consigliera regionale dell’Emilia-Romagna, che interviene sulle difficoltà che stanno attraversando aziende storiche come Aeffe e Gilmar.

“Quello che sta accadendo nel nostro territorio – prosegue Petitti – è il segnale di una crisi strutturale che coinvolge un comparto strategico per l’economia riminese, dell’Emilia-Romagna e dell’intero Paese. Il distretto della moda è fatto di competenze, innovazione, manifattura di eccellenza e marchi conosciuti in tutto il mondo. Per questo va accompagnato in una nuova fase di sviluppo con investimenti nella transizione digitale ed ecologica, nella ricerca, nella formazione, nell’internazionalizzazione e nel rafforzamento della filiera produttiva”.

“La Regione Emilia-Romagna sta facendo la sua parte. I bandi finanziati con le risorse europee, il lavoro del Tavolo regionale della moda e gli strumenti messi in campo per sostenere gli investimenti dimostrano che esiste una strategia che guarda oltre l’emergenza. Ma da sola la Regione non basta”.

Per Petitti “è necessario che anche il Governo assuma la moda tra le priorità della politica industriale nazionale. Un settore che rappresenta una delle eccellenze del made in Italy non può essere lasciato ad affrontare da solo il rallentamento dei mercati internazionali, il calo dei consumi e le profonde trasformazioni che stanno interessando il comparto”.

“A Rimini questa crisi pesa ancora di più perché colpisce uno dei distretti produttivi che hanno contribuito a costruire la ricchezza e l’identità economica del nostro territorio. Difendere queste imprese significa difendere lavoro qualificato, competenze e un patrimonio industriale che non possiamo permetterci di disperdere. La sfida non è soltanto superare l’emergenza, ma costruire le condizioni perché il distretto torni a crescere e ad essere protagonista anche nei prossimi anni”.

La mia posizione sul tema dell’emergenza sovraffollamento nelle carceri

Carceri, non possiamo più limitarci a gestire l’emergenza: servono risposte immediate e un cambio di passo

Il caldo estremo di questi giorni ha reso ancora più evidente una realtà che da troppo tempo viene sottovalutata: la condizione delle carceri emiliano-romagnole è ormai arrivata a un livello di forte criticità. Non si tratta solo di un problema organizzativo o logistico, ma di una questione che riguarda la dignità delle persone, la sicurezza degli istituti, le condizioni di lavoro degli operatori e la stessa efficacia della pena prevista dalla nostra Costituzione.

I numeri parlano con chiarezza. Negli istituti penitenziari dell’Emilia-Romagna sono presenti quasi mille detenuti oltre la capienza regolamentare. Anche il carcere di Rimini vive una situazione di sovraffollamento, con decine di persone in più rispetto ai posti disponibili. In queste settimane, con temperature che hanno superato i 40 gradi, tutto questo si traduce in celle soffocanti, malori, condizioni di vita sempre più difficili e una pressione insostenibile anche per il personale della Polizia penitenziaria e per tutti gli operatori che ogni giorno garantiscono il funzionamento degli istituti.

C’è una grande preoccupazione per una situazione che non può essere affrontata soltanto quando esplode l’emergenza climatica o quando si verificano episodi drammatici. Il carcere è una responsabilità dello Stato e merita investimenti, programmazione e scelte coraggiose. Continuare a rincorrere le emergenze significa rinunciare ad affrontare le cause strutturali del problema.

È positivo che a Rimini siano previsti interventi importanti per riqualificare il carcere dei Casetti, dalla realizzazione delle docce nelle celle della prima sezione ai nuovi laboratori destinati alla formazione professionale dei detenuti. Sono opere attese da anni che dovranno partire quanto prima, perché migliorare le condizioni materiali degli istituti significa anche migliorare le possibilità di recupero delle persone detenute.

Ma è evidente che l’edilizia penitenziaria, da sola, non basta. Occorre rafforzare tutto ciò che permette di dare concreta attuazione all’articolo 27 della Costituzione, secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione della persona condannata. Le misure alternative, quando applicate ai soggetti che ne hanno i requisiti, non rappresentano un cedimento dello Stato, ma uno strumento efficace per ridurre la recidiva e aumentare la sicurezza collettiva.

L’esperienza della Comunità Papa Giovanni XXIII dimostra che investire in percorsi di reinserimento produce risultati concreti. I dati sulla riduzione della recidiva sono significativi e confermano che accompagnare le persone verso il lavoro, la formazione e il reinserimento sociale è una scelta che tutela l’intera comunità.

Come Regione Emilia-Romagna continueremo a fare la nostra parte, sostenendo i percorsi di inclusione, la sanità penitenziaria, la formazione e il lavoro. Ma è indispensabile che il Governo affronti finalmente il tema del sovraffollamento con interventi strutturali, risorse adeguate e una strategia nazionale che non si limiti alla gestione quotidiana dell’emergenza.

Le carceri sono uno specchio della qualità della nostra democrazia. Ignorare ciò che accade al loro interno significa indebolire i principi fondamentali su cui si fonda il nostro ordinamento. Oggi serve la volontà politica di affrontare questa crisi con responsabilità, umanità e pragmatismo, perché garantire condizioni dignitose nelle carceri significa costruire una società più sicura e più giusta per tutti.

L’appello dei sindaci sulle mafie è un grido di allarme che va ascoltato

Mafie, Petitti: “L’appello dei sindaci è un grido d’allarme. La Regione è al loro fianco: guai ad abbassare la guardia”

«L’appello rivolto al Consiglio Superiore della Magistratura dai sindaci di tutti i capoluoghi dell’Emilia-Romagna rappresenta un atto di grande responsabilità istituzionale e politica. È una presa di posizione che condivido pienamente e che trova, giustamente, anche il convinto sostegno della Regione Emilia-Romagna espresso dal presidente Michele de Pascale e dall’assessora alla Legalità Elena Mazzoni».

Lo afferma Emma Petitti, vice segretaria regionale del Partito Democratico e consigliera regionale dell’Emilia-Romagna.

«Mi colpisce però la scarsa attenzione che questa iniziativa ha ricevuto. Quasi fosse normale amministrazione. Non lo è affatto. Quando dieci sindaci, appartenenti a sensibilità politiche diverse, decidono insieme di rivolgersi al CSM per chiedere di non sottovalutare il radicamento delle mafie nel Nord Italia, stanno lanciando un forte grido d’allarme. Un richiamo che dovrebbe essere raccolto da tutte le istituzioni nazionali e dall’opinione pubblica».

«L’Emilia-Romagna ha conosciuto sulla propria pelle la capacità delle organizzazioni mafiose di infiltrarsi nell’economia legale, negli appalti, nel sistema imprenditoriale e finanziario. Il processo Aemilia, le sentenze definitive e le numerose inchieste degli ultimi anni hanno definitivamente dimostrato che la criminalità organizzata non è più un fenomeno confinato alle regioni tradizionalmente interessate, ma una realtà strutturata anche nel Centro-Nord».

Secondo Petitti, «proprio per questo sarebbe incomprensibile se l’esperienza maturata dai magistrati che operano nelle procure dell’Emilia-Romagna e del Nord non venisse adeguatamente valorizzata nei criteri di conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi. Non si tratta di rivendicare privilegi, ma di riconoscere una realtà certificata dalla magistratura, dalla Commissione parlamentare Antimafia e dagli organismi investigativi».

«Condivido pienamente le parole del presidente de Pascale e dell’assessora Mazzoni quando affermano che il contrasto alla criminalità organizzata richiede strumenti adeguati, professionalità qualificate e una lettura aggiornata dei fenomeni. La Regione Emilia-Romagna ha investito in questi anni nella promozione della legalità, nella prevenzione delle infiltrazioni mafiose e nel sostegno agli enti locali. Oggi questo patrimonio di competenze viene messo a disposizione anche attraverso il sostegno all’iniziativa dei sindaci».

«Il rischio più grande sarebbe considerare conclusa una battaglia che invece richiede un impegno costante. Le mafie cambiano pelle, investono dove c’è ricchezza, cercano consenso sociale e opportunità economiche. Per questo non possiamo permetterci alcun arretramento culturale o istituzionale. Guai ad abbassare la guardia proprio ora. La legalità è una condizione indispensabile per la democrazia, per la libertà dell’impresa e per il futuro dell’Emilia-Romagna. L’appello dei sindaci va letto esattamente per quello che è: un invito a mantenere altissima l’attenzione dello Stato su un fenomeno che continua a rappresentare una minaccia concreta anche nei nostri territori».

Una mia riflessione sulla manovra di assestamento della regione Emilia-Romagna

Manovra regionale, Petitti: “Più risorse per sanità, casa e costa. Rimini protagonista dello sviluppo”


La manovra di assestamento della Regione Emilia-Romagna conferma una scelta chiara: continuare a investire sulle persone, sulla coesione sociale e sulla competitività dei territori, in una fase economica caratterizzata da forte incertezza internazionale e da una crescita ancora troppo debole a livello nazionale”.

Lo dichiara Emma Petitti, vicepresidente dell’Assemblea legislativa e vicesegretaria regionale del Partito Democratico.

“Le stime economiche evidenziano una crescita contenuta ma positiva dell’Emilia-Romagna, sostenuta dalla forza del nostro sistema produttivo e dalla capacità di esportazione delle imprese regionali. In questo contesto la Regione sceglie di non arretrare, mettendo in campo interventi concreti a sostegno della sanità, del welfare, della casa, delle imprese e dello sviluppo territoriale”.

“Per la provincia di Rimini assumono particolare rilevanza le risorse destinate alla rigenerazione della costa e del waterfront, con 10 milioni di euro previsti nel triennio 2026-2028. Si tratta di un investimento strategico per un territorio che vive di turismo e che da anni sta portando avanti un importante percorso di riqualificazione urbana e ambientale, dal Parco del Mare agli interventi di valorizzazione del litorale”.

“Molto importante è anche il rafforzamento delle politiche per la casa. L’emergenza abitativa è oggi una delle principali criticità che vivono le famiglie e i lavoratori del territorio riminese. Le nuove risorse regionali consentiranno di recuperare alloggi pubblici inutilizzati e di ampliare l’offerta di abitazioni a canone calmierato, dando risposte concrete a chi fatica a trovare una casa”.

“Particolarmente significativa è poi l’attenzione rivolta alla sanità e al welfare. Le risorse aggiuntive per il sistema sanitario, per la formazione gratuita degli operatori sociosanitari e per il contrasto alla povertà rappresentano investimenti che avranno effetti diretti anche sulla rete dei servizi della Romagna e della provincia di Rimini”.

“Un altro capitolo fondamentale riguarda il sostegno alle imprese e al commercio. Le risorse destinate all’accesso al credito, agli hub urbani e di prossimità e alla rigenerazione economica dei centri cittadini possono rappresentare un’opportunità importante per le attività commerciali e produttive riminesi, chiamate a confrontarsi con una fase di trasformazione profonda dei consumi e dei mercati”.

“Questa manovra dimostra come la Regione Emilia-Romagna continui a scegliere la strada degli investimenti e della vicinanza ai territori. In un quadro nazionale che registra margini finanziari sempre più ridotti e una crescita inferiore all’1%, la nostra Regione conferma la volontà di sostenere lo sviluppo, la qualità dei servizi pubblici e la competitività delle comunità locali”.

“Per Rimini significa poter contare su strumenti e risorse utili ad affrontare alcune delle sfide più importanti dei prossimi anni: il diritto alla casa, la qualità della sanità, la valorizzazione della costa, il sostegno alle imprese e la sicurezza urbana. Sono investimenti che guardano al futuro e che rafforzano la capacità del nostro territorio di crescere e creare nuove opportunità”.

300 milioni dalla regione Emilia-Romagna per il Piano Casa

La Regione vara il piano casa da 300 milioni. Un beneficio anche per Rimini, dove l’affitto pesa fino al 44% dello stipendio.
Non più rinviabile una strategia nazionale, che invece è la grande assente. Regione e Comuni stanno facendo la loro parte.
La Regione Emilia-Romagna mette in campo un piano casa da 300 milioni di euro, con oltre 3.000 nuovi alloggi pubblici tra nuove costruzioni, recupero di immobili inutilizzati e rigenerazione urbana. Un intervento che avrà effetti anche su Rimini, territorio dove la pressione abitativa continua a crescere.
Secondo una nuova elaborazione Cna sui dati OMI (Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate) e sulle retribuzioni 2019‑2025, Rimini è terza in regione per aumento dei canoni e l’affitto assorbe il 44% dello stipendio medio netto. In sei anni i canoni sono cresciuti fino al 50%, molto più degli stipendi (+7‑15%). Una dinamica che incide su famiglie, giovani e lavoratori essenziali – dagli insegnanti agli operatori sanitari – con effetti anche sulla capacità delle imprese di attrarre personale qualificato.
Il nodo è ormai strutturale. Il tema dell’abitare non è più solo sociale, ma economico. Il piano casa regionale è una risposta concreta, ma non è più rinviabile una strategia nazionale stabile, che invece è la grande assente. Regione e Comuni stanno facendo la loro parte, investendo su rigenerazione urbana, recupero del patrimonio e alloggi a canoni sostenibili.
Rimini non è il caso più estremo dell’Emilia‑Romagna, ma si colloca stabilmente nella fascia alta della pressione abitativa.
Il nuovo piano regionale rappresenta un primo passo per riequilibrare un mercato sempre più complesso.

Turismo: 3.700 giovani formati, ma un colloquio su tre va a vuoto

Turismo: 3.700 giovani formati, ma un colloquio su tre va a vuoto: “Serve lavoro di qualità”
In Romagna la domanda di personale cresce, soprattutto nel turismo, ma i candidati continuano a mancare.
Secondo i dati Excelsior, nel 2025 oltre un colloquio su tre nelle province romagnole è andato deserto. Un segnale che, secondo Emma Petitti, «non riguarda la voglia di lavorare, ma la qualità delle offerte».
La Regione Emilia-Romagna, intanto, investe sulla formazione.
Negli ultimi cinque anni gli ITS del turismo hanno formato più di 1.200 giovani, con un tasso di occupazione superiore all’80% entro un anno dal diploma.
A questi si aggiungono oltre 2.500 persone ogni anno nei corsi brevi gratuiti per cuochi, camerieri, receptionist e barman, molti dei quali con indennità di frequenza e un inserimento lavorativo che supera il 60% nei sei mesi successivi.
«La Regione prepara profili qualificati — sottolinea Petitti — ma il settore deve offrire lavoro sicuro, retribuzioni adeguate e condizioni sostenibili. Altrimenti i giovani scelgono altro».
Per questo è stato avviato un tavolo con imprese e sindacati per un Protocollo sulla qualità del lavoro turistico, con l’obiettivo di ridurre la precarietà e rendere più attrattive le stagioni.
«La sfida è chiara — conclude Petitti —: formiamo competenze vere, ma serve lavoro all’altezza se vogliamo riempire quelle migliaia di offerte vuote».

Alla giornata di formazione del PD il mio intervento sui temi dello sviluppo economico

𝗜𝗹 𝗺𝗼𝗱𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗖𝗼𝗻𝗳𝗶𝗻𝗱𝘂𝘀𝘁𝗿𝗶𝗮 𝗘𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗰𝗿𝗲𝘁𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼.
𝘚𝘦 𝘯𝘦 𝘦̀ 𝘱𝘢𝘳𝘭𝘢𝘵𝘰 𝘢 𝘉𝘰𝘭𝘰𝘨𝘯𝘢 𝘯𝘦𝘭 𝘤𝘰𝘳𝘴𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘨𝘪𝘰𝘳𝘯𝘢𝘵𝘢 𝘥𝘪 𝘧𝘰𝘳𝘮𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘗𝘋 𝘥𝘦𝘥𝘪𝘤𝘢𝘵𝘢 𝘢𝘭 𝘵𝘦𝘮𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘪𝘤𝘶𝘳𝘦𝘻𝘻𝘢.
Nella provincia di Rimini sono oltre 𝟭.𝟬𝟬𝟬 le persone ospitate nei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria), un dato che conferma il ruolo significativo del territorio nei percorsi di accoglienza. In questo quadro, il progetto avviato da Confindustria Emilia rappresenta un’esperienza concreta che merita attenzione anche a livello provinciale.
Il tema è stato toccato nel fine settimana appena concluso, all’interno della giornata di studio e confronto del Partito Democratico tenutasi a Bologna – dedicata alla sicurezza – voluta da 𝗦𝘁𝗲𝗳𝗮𝗻𝗼 𝗕𝗼𝗻𝗮𝗰𝗰𝗶𝗻𝗶, europarlamentare e Presidente del Partito e dal segretario regionale 𝗟𝘂𝗶𝗴𝗶 𝗧𝗼𝘀𝗶𝗮𝗻𝗶, alla presenza di tanti ospiti tra cui Franco Gabrielli, Matteo Lepore, Matteo Mauri e tanti altri.
« 𝘈 𝘉𝘰𝘭𝘰𝘨𝘯𝘢, 𝘪𝘯 𝘶𝘯𝘢 𝘤𝘰𝘳𝘯𝘪𝘤𝘦 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘢𝘮𝘱𝘪𝘢, 𝘩𝘰 𝘢𝘱𝘱𝘳𝘰𝘧𝘰𝘯𝘥𝘪𝘵𝘰 𝘪 𝘳𝘪𝘴𝘶𝘭𝘵𝘢𝘵𝘪 𝘥𝘪 𝘶𝘯𝘢 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘳𝘦𝘴𝘴𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘴𝘱𝘦𝘳𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘱𝘳𝘰𝘮𝘰𝘴𝘴𝘢 𝘥𝘢 𝘊𝘰𝘯𝘧𝘪𝘯𝘥𝘶𝘴𝘵𝘳𝘪𝘢 𝘌𝘮𝘪𝘭𝘪𝘢, 𝘤𝘩𝘦 𝘩𝘢 𝘨𝘪𝘢̀ 𝘱𝘰𝘳𝘵𝘢𝘵𝘰 𝘢 𝟭𝟮 𝘢𝘴𝘴𝘶𝘯𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘦 𝘤𝘰𝘪𝘯𝘷𝘰𝘭𝘵𝘰 𝟴𝟰 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘦 𝘪𝘯 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘰𝘳𝘴𝘪 𝘥𝘪 𝘧𝘰𝘳𝘮𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘱𝘳𝘰𝘧𝘦𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘢𝘭𝘦 » 𝘥𝘪𝘤𝘩𝘪𝘢𝘳𝘢 𝗘𝗺𝗺𝗮 𝗣𝗲𝘁𝗶𝘁𝘁𝗶, 𝘃𝗶𝗰𝗲𝘀𝗲𝗴𝗿𝗲𝘁𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗿𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗣𝗮𝗿𝘁𝗶𝘁𝗼 𝗗𝗲𝗺𝗼𝗰𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗱𝗲𝗹𝗲𝗴𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘃𝗶𝗹𝘂𝗽𝗽𝗼 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗼. « 𝘌̀ 𝘶𝘯 𝘮𝘰𝘥𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘶𝘯𝘪𝘴𝘤𝘦 𝘱𝘳𝘢𝘨𝘮𝘢𝘵𝘪𝘴𝘮𝘰 𝘦 𝘳𝘦𝘴𝘱𝘰𝘯𝘴𝘢𝘣𝘪𝘭𝘪𝘵𝘢̀ 𝘴𝘰𝘤𝘪𝘢𝘭𝘦: 𝘴𝘪 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦 𝘥𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘦𝘵𝘦𝘯𝘻𝘦, 𝘴𝘪 𝘤𝘰𝘴𝘵𝘳𝘶𝘪𝘴𝘤𝘰𝘯𝘰 𝘱𝘳𝘰𝘧𝘪𝘭𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘧𝘦𝘴𝘴𝘪𝘰𝘯𝘢𝘭𝘪, 𝘴𝘪 𝘪𝘯𝘤𝘳𝘰𝘤𝘪𝘢𝘯𝘰 𝘪 𝘣𝘪𝘴𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘪𝘮𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦 𝘤𝘰𝘯 𝘭𝘦 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘦 𝘢𝘤𝘤𝘰𝘭𝘵𝘦 𝘯𝘦𝘪 𝘊𝘈𝘚. 𝘌 𝘪 𝘯𝘶𝘮𝘦𝘳𝘪 𝘥𝘪𝘮𝘰𝘴𝘵𝘳𝘢𝘯𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘧𝘶𝘯𝘻𝘪𝘰𝘯𝘢 ».
« 𝘗𝘦𝘳 𝘶𝘯 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘪𝘵𝘰𝘳𝘪𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘙𝘪𝘮𝘪𝘯𝘪 – 𝘱𝘳𝘰𝘴𝘦𝘨𝘶𝘦 𝘗𝘦𝘵𝘪𝘵𝘵𝘪 – 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘱𝘶𝘰̀ 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘳𝘰𝘴𝘱𝘦𝘵𝘵𝘪𝘷𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘤𝘳𝘦𝘵𝘢. 𝘈𝘣𝘣𝘪𝘢𝘮𝘰 𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘴𝘪𝘨𝘯𝘪𝘧𝘪𝘤𝘢𝘵𝘪𝘷𝘢 𝘯𝘦𝘪 𝘊𝘈𝘚 𝘦 𝘶𝘯 𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦𝘮𝘢 𝘦𝘤𝘰𝘯𝘰𝘮𝘪𝘤𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘪𝘯𝘶𝘢 𝘢 𝘤𝘦𝘳𝘤𝘢𝘳𝘦 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢𝘭𝘦 𝘪𝘯 𝘥𝘪𝘷𝘦𝘳𝘴𝘪 𝘴𝘦𝘵𝘵𝘰𝘳𝘪. 𝘝𝘢𝘭𝘶𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘶𝘯 𝘮𝘰𝘥𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘮𝘦𝘵𝘵𝘦 𝘪𝘯𝘴𝘪𝘦𝘮𝘦 𝘧𝘰𝘳𝘮𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦, 𝘪𝘮𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦 𝘦 𝘪𝘯𝘤𝘭𝘶𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘴𝘪𝘨𝘯𝘪𝘧𝘪𝘤𝘢 𝘨𝘶𝘢𝘳𝘥𝘢𝘳𝘦 𝘢𝘭 𝘧𝘶𝘵𝘶𝘳𝘰 𝘤𝘰𝘯 𝘳𝘦𝘢𝘭𝘪𝘴𝘮𝘰, 𝘴𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘪𝘥𝘦𝘰𝘭𝘰𝘨𝘪𝘦 𝘦 𝘤𝘰𝘯 𝘢𝘵𝘵𝘦𝘯𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘦𝘴𝘪𝘨𝘦𝘯𝘻𝘦 𝘥𝘦𝘭 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘪𝘵𝘰𝘳𝘪𝘰 ».
«𝘓 ’𝘪𝘯𝘵𝘦𝘨𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘱𝘢𝘳𝘵𝘦 𝘥𝘢𝘭 𝘭𝘢𝘷𝘰𝘳𝘰 – 𝘤𝘰𝘯𝘤𝘭𝘶𝘥𝘦 𝘗𝘦𝘵𝘪𝘵𝘵𝘪 – 𝘦̀ 𝘶𝘯𝘢 𝘴𝘵𝘳𝘢𝘥𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘱𝘶𝘰̀ 𝘳𝘢𝘧𝘧𝘰𝘳𝘻𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘤𝘰𝘦𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘴𝘰𝘤𝘪𝘢𝘭𝘦 𝘦 𝘴𝘰𝘴𝘵𝘦𝘯𝘦𝘳𝘦 𝘪𝘭 𝘵𝘦𝘴𝘴𝘶𝘵𝘰 𝘱𝘳𝘰𝘥𝘶𝘵𝘵𝘪𝘷𝘰. 𝘌̀ 𝘶𝘯’𝘰𝘱𝘱𝘰𝘳𝘵𝘶𝘯𝘪𝘵𝘢̀ 𝘤𝘩𝘦 𝘭’𝘌𝘮𝘪𝘭𝘪𝘢‑𝘙𝘰𝘮𝘢𝘨𝘯𝘢 𝘱𝘶𝘰̀ 𝘤𝘰𝘨𝘭𝘪𝘦𝘳𝘦 𝘤𝘰𝘯 𝘷𝘪𝘴𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘦 𝘳𝘦𝘴𝘱𝘰𝘯𝘴𝘢𝘣𝘪𝘭𝘪𝘵𝘢̀ »

Partecipazione: Rimini caso studio per la Regione. La mia riflessione ripresa dal Corriere Romagna

Partecipazione. Rimini caso studio per la Regione

Petitti: “L’investimento messo in campo deve continuare nei prossimi anni, dalla Regione 800 mila euro per il nuovo bando in scadenza il 27 maggio”

A Rimini la partecipazione sta producendo risultati concreti: spazi che tornano a essere utilizzati, quartieri che si riorganizzano, cittadini coinvolti in percorsi di confronto e co‑progettazione. Dall’Astoria ai nuovi Forum deliberativi, la città è oggi uno dei contesti osservati dalla Regione Emilia‑Romagna nell’ambito delle visite programmate sui territori per approfondire le diverse esperienze locali.
« Il Ritorno all’Astoria è un esempio di come la partecipazione possa incidere sulla vita di un quartiere» afferma Emma Petitti, presidente della Commissione Partecipazione dell’Emilia‑Romagna. «In un solo anno ha registrato più di 11mila presenze, 169 attività, 46 realtà coinvolte e quasi 700 ore di volontariato. Sono numeri che raccontano un luogo tornato a essere punto di riferimento. L’Astoria è rimasto aperto 165 giorni tra maggio e dicembre, con una presenza sempre più costante soprattutto nei mesi autunnali. Il percorso è stato sostenuto dalla Regione con due bandi e dall’Amministrazione comunale con investimenti strutturali importanti. Quando si ascolta il territorio, gli spazi pubblici ritrovano funzione e identità ».
La Regione sarà a Rimini per approfondire il funzionamento dei nuovi Forum deliberativi, uno degli strumenti introdotti negli ultimi anni per rafforzare il dialogo tra cittadini e amministrazione. Il recente referendum ha registrato un’affluenza più alta rispetto alle ultime regionali. Non si tratta di una conseguenza diretta dei singoli progetti, ma – osserva Petitti – “ sono comunque segnali da leggere con attenzione: l’Emilia‑Romagna ha superato il 58% e Rimini ha raggiunto il 60%, dati che indicano un interesse crescente quando si investe in forme di partecipazione diffuse e continuative ”.
Guardando ai prossimi mesi, Petitti conclude: « L’investimento messo in campo deve continuare nei prossimi anni. I territori che sperimentano e innovano hanno bisogno di essere accompagnati, e la Regione sta lavorando in questa direzione. Il nuovo bando, aperto fino al 27 maggio con 800 mila euro dedicati ai percorsi partecipativi, è uno strumento concreto per sostenere comunità e amministrazioni che vogliono proseguire su questa strada ».

— Bando Partecipazione Emilia‑Romagna 2026
• Scadenza domande: 27 maggio 2026, ore 12.00
• Dotazione complessiva: oltre 800.000 euro
• Ambiti finanziabili: rigenerazione urbana, coesione sociale, innovazione sociale, transizioni ecologiche e digitali, governance territoriale, percorsi deliberativi
• Obiettivo: sostenere e consolidare pratiche di partecipazione nei territori dell’Emilia‑Romagna

La mia intervista a Chiamamicitta.it sui temi dell’economia turistica

Intervista a Emma Petitti, vicesegretaria regionale del PD Emilia-Romagna

D. L’Italia continua a essere una potenza turistica globale, ma spesso senza una vera strategia industriale. È un limite strutturale?
R. Sì, è un limite evidente. Abbiamo una forza straordinaria in termini di attrattività, ma troppo spesso ci affidiamo all’inerzia del sistema. Il turismo non può più essere considerato un settore spontaneo: va governato come una filiera industriale, con obiettivi chiari, investimenti mirati e una regia pubblica forte. Senza questo salto di qualità rischiamo di disperdere valore.

D. Il tema non è più aumentare gli arrivi, ma migliorare qualità e valore economico. È un cambio di paradigma realistico?
R. Non solo è realistico, è necessario. Continuare a puntare sui numeri senza governare i flussi significa aumentare la pressione sui territori senza migliorare davvero il benessere economico. Dobbiamo lavorare sulla spesa media, sulla qualità dell’offerta e sulla sostenibilità. Questo significa selezionare, qualificare e differenziare, non semplicemente crescere.

D. La concentrazione dei flussi su poche destinazioni è uno dei nodi principali. Come si affronta?
R. Serve una strategia nazionale che redistribuisca i flussi in modo intelligente. Non basta promuovere genericamente le aree interne: bisogna costruire prodotti turistici completi. Parlo di mobilità, servizi, accoglienza, comunicazione. Solo così territori oggi marginali possono diventare competitivi.

D. Lei insiste molto sul tema dell’accessibilità. Quanto pesa davvero?
R. Pesa tantissimo. La competitività di una destinazione si misura anche in termini di tempo, facilità e costi per raggiungerla. Se non colleghiamo bene aeroporti, alta velocità e reti locali, intere aree restano escluse. Il tema degli “ultimi chilometri” è decisivo: lì si gioca spesso la partita.

D. Si parla di selezionare poche destinazioni strategiche su cui concentrare risorse. Non è una scelta rischiosa?
R. È una scelta necessaria. Le risorse pubbliche non sono infinite e disperderle su mille progetti senza massa critica produce poco impatto. Individuare alcune destinazioni integrate, costruire veri piani industriali territoriali e accompagnarle con investimenti pubblici e privati significa creare modelli replicabili.

D. Il patrimonio ricettivo italiano è ampio ma disomogeneo. Cosa manca davvero?
R. Manca un grande piano di riqualificazione. Molte strutture, soprattutto piccole e medie, hanno bisogno di investire in qualità, sostenibilità, digitalizzazione e accessibilità. Senza questo salto, rischiamo di rimanere competitivi solo sul prezzo, che è una strada perdente.

D. Il lavoro nel turismo resta precario e poco attrattivo. Come si interviene?
R. Questo è uno dei nodi più critici. Servono politiche per la stabilizzazione dei contratti e per la destagionalizzazione. Ma serve anche investire seriamente nella formazione. Il turismo deve diventare una scelta professionale qualificata, non un ripiego. Qui il ruolo delle istituzioni è fondamentale.

D. Il tema delle concessioni balneari è fermo da anni. Serve una riforma?
R. Serve una riforma chiara e definitiva. L’incertezza blocca gli investimenti e crea tensioni. Dobbiamo garantire trasparenza, concorrenza, tutela degli operatori che hanno investito e qualità dei servizi. E soprattutto assicurare l’accesso pubblico alle coste, che è un principio fondamentale.

D. Governance: oggi il turismo è frammentato tra livelli istituzionali. Come si supera?
R. Con una cabina di regia nazionale stabile, che coordini e indirizzi. Non significa togliere autonomia ai territori, ma costruire una visione comune. Servono obiettivi misurabili, un piano pluriennale e un sistema dati condiviso. Senza dati, non si governa.

D. Gli affitti brevi stanno cambiando il mercato. Vanno limitati?
R. Vanno regolati, non demonizzati. Hanno ampliato l’offerta e portato turismo anche in aree meno battute. Ma serve equilibrio, soprattutto nei centri urbani dove incidono sul mercato abitativo. Una regolazione nazionale uniforme è indispensabile.

D. In sintesi: qual è la priorità assoluta?
R. Trattare il turismo come un’infrastruttura economica strategica del Paese. Questo significa programmazione, investimenti, regole e visione. Senza una politica industriale, continueremo a crescere in modo disordinato. Con una strategia, invece, possiamo trasformare questa forza naturale in sviluppo sostenibile e diffuso.

D. Rimini è da sempre uno dei motori del turismo italiano, ma da anni registra una riduzione della permanenza media e, in alcuni periodi, una competizione al ribasso sui prezzi. Cosa serve oggi al turismo riminese?
R. Serve una grande stagione di riqualificazione urbana della zona turistica. Dobbiamo avere il coraggio di ripensare il modello: meno alberghi, più servizi, più spazi pubblici di qualità. La parola chiave è decongestionare. Rimini non può competere solo sul prezzo, deve tornare a competere sul valore, sull’esperienza, sulla qualità complessiva dell’offerta. Questo significa anche ridurre la pressione edilizia dove è eccessiva e investire su mobilità, verde, waterfront e servizi per un turismo evoluto. Il comune di Rimini ci sta lavorando, ma non basta solo l’impegno locale. Si deve parlare di un grande progetto nazionale oltre che regionale.

D. Un altro tema cruciale riguarda le colonie marine lungo la costa romagnola. Che cosa fare concretamente?
R. Prima di tutto serve una ricognizione seria e analitica del patrimonio esistente. Parliamo di oltre 220 strutture: è evidente che non possiamo pensare di recuperarle tutte, non ci sono le risorse né avrebbe senso farlo. Dobbiamo fare delle scelte. Concentrarci su quelle colonie che hanno valore storico, architettonico o simbolico e che meritano di essere recuperate e rifunzionalizzate. Per le altre, invece, dobbiamo avere il coraggio di liberare spazi e ripensarli: servizi, aree verdi, funzioni pubbliche o turistiche di qualità.

Aggiungo un punto: il pubblico deve avere un ruolo forte nella programmazione e nell’indirizzo, ma non può e non deve sostituirsi agli imprenditori. Serve una collaborazione vera tra istituzioni e privati, in cui il pubblico crea le condizioni e orienta lo sviluppo, mentre l’iniziativa economica resta centrale