• 0
    • No products in the cart.

La rete regionale a sostegno delle donne

Solo nel 2017, 5.345 donne si sono rivolte ai centri antiviolenza in Emilia-Romagna. In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, questo dato ci impone un’attenta riflessione. Ma soprattutto ci spinge a proseguire nel solco tracciato dalla nostra Regione per contrastare un fenomeno che, purtroppo, come ci consegnano le cronache delle ultime settimane, non accenna ad arrestarsi.

Dall’approvazione delle linee guida per l’accoglienza delle donne vittime di violenza del 2014, alla Legge regionale 6/2014 e al Piano regionale contro la violenza di genere del 2015 tanta strada è stata fatta. Oggi possiamo orgogliosamente dire che una rete di accoglienza e un sistema di protezione sono stati realizzati nella nostra Regione.

La rete, diffusa su tutti i territori, è composta di 56 sportelli per l’ascolto e la presa in carico, 20 Centri antiviolenza, che forniscono sostegno sia alle donne che ai loro figli/e, e 39 Case rifugio, strutture a indirizzo segreto che forniscono, a titolo gratuito, alloggio sicuro alle donne con o senza figli minori che subiscono violenza, indipendentemente dal luogo di residenza. La Regione sostiene e supporta questa rete con fondi annuali che consolidano e laddove necessario ampliano la rete. Da qualche anno sono attivi anche 10 Centri (4 a gestione pubblica e 6 gestiti da Enti del privato sociale) per il trattamento degli uomini autori di violenza perché la violenza deve essere estirpata a partire da chi la commette.

L’avere attivato un elenco regionale dei centri Antiviolenza è stata una scelta politica importante che ci consente di sostenere il sistema, garantendo il rispetto degli standard nazionali previsti e della qualità dei servizi erogati. Vogliamo che questi luoghi siano sempre più visibili e accessibili, perché i dati ci dicono che ce n’è estremo bisogno.

Su un totale di 5.345 donne, ammonta al 44,6% l’incidenza di quelle che si sono rivolte ai centri dell’Emilia-Romagna per la prima volta in assoluto. Quelle effettivamente in carico sono state 3.520, il 34,7% delle quali di cittadinanza straniera. Si stima che in oltre i tre quarti dei casi sia stato presente almeno un figlio minorenne. La maggior parte delle donne nuove accolte (84,2%) ha subito violenze psicologiche; quasi il 61,6% violenze fisiche e il 39% almeno un tipo di violenza economica (controllo sulle fonti di reddito proprie o l’impedimento ad avere una propria fonte di reddito). Infine, circa il 15% delle nuove accolte ha riferito di essere stata costretta a pratiche sessuali considerate umilianti. Sono dati che devono spingerci a non abbassare mai la guardia e ad avere sempre più consapevolezza del fenomeno. Proprio a questo scopo è stato avviato l’Osservatorio regionale sulla violenza di genere che in quest’ultimo anno ha lavorato alacremente e che in questi giorni ha presentato il suo primo rapporto di attività. L’impegno è quello di comprendere meglio, anche attraverso tutti a i dati a disposizione (provenienti dai servizi cui le donne si rivolgono come i Pronto soccorso), il fenomeno della violenza nella nostra regione, di tenere monitorate le azioni di prevenzione e sensibilizzazione messe in campo e, cosa più importante, riorientare l’azione politica per renderla ancora più efficace rispetto all’obiettivo di prevenire la violenza e proteggere le donne che ne sono vittime.

Questo lavoro massiccio ci consente oggi di potere affermare che un mattone dopo l’altro stiamo costruendo un vera e propria “casa” regionale per le donne in cui queste possano trovare luoghi diffusi e “sensibili” pronti ad accogliere la loro sofferenza e quella dei loro figli, con competenza e senza “giudizio”, e soprattutto sapendo che qualunque sia la “porta d’accesso” dietro vi è una rete che può accompagnare e assisterle fino a fare ritrovare loro la fiducia, l’autonomia e il pieno possesso delle loro vite.

Emma Petitti