Lettera aperta di Emma Petitti al Partito Democratico

Ogni volta che si parla del Partito Democratico, il tutto spesso si traduce in una lista di critiche definite ‘costruttive’. Le critiche, sicuramente ci sono state e ci saranno perché le donne e gli uomini del PD non sono perfetti, fanno errori e a volte il loro cammino è incerto. Ma voglio sottolineare tre volte in rosso l’espressione ‘le donne e gli uomini del PD’. Qui sta il senso stesso di quello che oggi, alla vigilia delle elezioni regionali dell’Emilia Romagna, con ancora più orgoglio, rivendico come il mio e il nostro Partito: siamo volti, corpi, idee con un nome e un cognome.
Tutti i giorni ci ritroviamo nelle vie e nelle piazze delle nostre città, in tutta Italia, a proporre, realizzare, rispondere delle cose fatte di quelle che si dovranno fare, a confrontarci sulla realtà del presente e su un’idea di futuro.
La Costituzione Italiana lo chiama Partito. E chiamiamolo in questo modo, senza ‘trucchi e parrucchi’ più in odore di marketing che di sostanza.

‘E allora il PD?’

Sul Partito Democratico, sin dalla sua nascita 12 anni fa, si sono sprecate le analisi, le opinioni più o meno motivate e approfondite. Se però alla fine dovessi sintetizzare chi siamo, da dove veniamo e dove vogliamo andare, mi concentrerei su questa sintesi: noi siamo quelli che rimangono e non scappano il giorno dopo le elezioni.

Ci siamo stati quando poco meno di 10 anni fa abbiamo salvato il Paese dalla catastrofe economica e dalla marginalizzazione definitiva in Europa, assumendoci responsabilità e compiti che avremmo potuto respingere per un cinico calcolo elettorale.

Ci siamo stati e ci siamo adesso come forza trainante nel governo dell’Emilia-Romagna: unico per risultati e radicamento sui territori, capace di unire la grande tradizione della ‘collegialità cooperativa’ della nostra regione alla modernità e all’innovazione del fare impresa a qualunque livello.

Il Partito Democratico ha dato un contributo decisivo alla realizzazione di questo pezzo d’Italia che funziona, attraversato dalla via Emilia e dall’Appennino. Ne sarà perno anche nei prossimi anni con la sua visione di uno sviluppo che crea lavoro, che non lascia indietro nessuno, che ha l’Europa e il mondo come orizzonte, che condivide e non divide, che incontra e non è contro, che sa stare in una coalizione di governo con la forza delle proprie proposte, che non vuole dare lezioni agli alleati ma non vuole neanche riceverne.

Stefano Bonaccini è il candidato migliore per portarci a questo traguardo che sarà un nuovo punto di partenza per l’Emilia Romagna. Anche stavolta le donne e gli uomini del PD saranno lì con le loro facce e le loro idee.

Siamo consapevoli e orgogliosi della nostra storia. Veniamo da lontano e vogliamo andare lontano.

Negli ultimi 15 anni il panorama politico nazionale è stato dominato dalla comunicazione e dal marketing. Il cosa comunichiamo è divenuto via via più importante del cosa costruiamo e proponiamo, di ogni senso ed idea di futuro e di proposta per il Paese.
Noi no. Rispondiamo dei nostri errori, ci mettiamo la faccia sulle nostre proposte. A Rimini, come a Bologna, come al Governo dell’Italia.

Senza gridare, senza spargere paura, senza fomentare la divisione. Ma nei Comuni e nei quartieri, nei luoghi dove ci sono i problemi e le opportunità, a cercare soluzioni insieme.

Il 26 gennaio il Partito Democratico, con il suo simbolo, le sue donne e i suoi uomini, sarà a fianco di Stefano Bonaccini per un’Emilia-Romagna che possa proseguire il suo percorso di lavoro, sviluppo e protezione sociale, potendo guardare ogni giorno negli occhi chi la governa chiedendone conto. Siamo un partito che si riconosce in un quadro di valori e mai ci vergogneremo di esserlo.

Viva il Partito Democratico!

Emma Petitti

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