Il mio messaggio di cordoglio per la scomparsa di Sergio Zavoli

Se ne è andato Sergio Zavoli, maestro del giornalismo d’inchiesta, scrittore e politico. È una notizia che apprendo con grande dolore.

Sergio Zavoli ha avuto il raro dono di saper essere uomo di qualità senza essere altezzoso: che fosse dietro le cineprese di “Processo alla tappa” o alla guida della Rai, che stesse intervistando qualche protagonista degli anni di piombo per “La notte della Repubblica” o parlasse di Fellini era sempre lui: una persona sobria, conscia del proprio ruolo. Per l’Emilia-Romagna è stato per quasi un secolo un simbolo, per Rimini ha rappresentato un punto fermo della vita cittadina, sia politica, sia intellettuale. La sua morte ci priva di un faro, di un uomo dai pensieri lungi e dalle idee chiare. Capace di mettere le tecnologie al servizio della persona, come ci insegna la vicenda di Publiphono, il servizio di “radiodiffusione” sulle spiagge della Riviera inventato proprio dal grande giornalista. La Regione Emilia-Romagna gli è anche debitrice degli anni in cui fu Presidente della Fondazione per le Vittime di reati, dando lustro alla Regione e a tutta la nostra terra.

Ci siamo incrociati in molte occasioni e dibattiti politici in questi anni, e per me era sempre un estremo piacere. Considero una fortuna conoscerlo, ammirare da vicino la sua cordialità, la sua intelligenza e capacità di analisi. Le sue inchieste hanno fatto la storia dell’informazione pubblica, per serietà e accuratezza nel narrare storie e testimonianze. Era e rimarrà un riminese d’adozione, per il suo forte legame con la nostra terra e la sua genialità, la sua capacità di guardare oltre i confini del presente. Mi piacerebbe che a Sergio Zavoli fosse dedicata una piazza, una via o un simbolo della nostra città, che l’ha stimato e amato. Le mie condoglianze alla famiglia e a chi gli ha voluto bene.

Assestamento al bilancio 2020: il mio commento su una manovra fondamentale

“Ieri in Aula è stata una giornata impegnativa e intensa che ci ha portati all’approvazione del rendiconto e dell’assestamento di bilancio dell’Emilia-Romagna, una manovra da 330 milioni di euro. Uno sforzo fatto con il sorriso per il bene del territorio regionale e che porterà una boccata d’ossigeno per la provincia di Rimini con uno stanziamento di 12,5 milioni di euro”.
Così la presidente dell’Assemblea legislativa Emma Petitti commenta l’esito della seduta assembleare iniziata martedì.

“Mi posso dire soddisfatta – aggiunge Petitti -: la nostra Regione può contare, anche questa volta, su un insieme di misure e programmi che fanno dell’innovazione, del rilancio della domanda e della coesione sociale le sue stelle polari. Molti fondi sono indirizzati ai territori più penalizzati dalla pandemia, a partire dalla provincia di Rimini, di Piacenza e al Comune di Medicina, al settore del turismo, all’agricoltura, alle zone montane e al rafforzamento del nostro sistema sanitario. In una fase come quella che stiamo vivendo abbiamo bisogno di risposte eccezionali, con lo scopo di ridare ossigeno alla nostra economia e speranza a chi l’ha perduta”.

I 330 milioni sono così suddivisi: 151 milioni di cui 17 sulla spesa corrente, 70 sugli investimenti e, attraverso lo svincolo dell’avanzo vincolato, 22 saranno riallocati e 21 riutilizzati, mentre lo Stato restituirà 21 milioni anticipati negli scorsi mesi dalle Regioni; oltre a nuove iscrizioni a bilancio per 180 milioni di euro, di cui 156 destinati al potenziamento dell’ospedale di Cesena.

“Gli oltre 12 milioni di euro destinati al territorio riminese – sottolinea Emma Petitti – sono di enorme importanza proprio perché finalizzati a intervenire dove il virus e tutte le conseguenze annesse all’emergenza sanitaria si sono fatte sentire maggiormente, andando a martellare soprattutto alcuni settori, a partire dal turismo, colpito al cuore. Parliamo dunque di risorse che possono rappresentare un’occasione di ripresa e un sostegno alle realtà più danneggiate”.

“Credo che la Regione Emilia-Romagna – chiude la presidente – possa essere sempre di più un punto di riferimento importante per il Paese, nel quadro di una collaborazione e di un dialogo tra istituzioni. La strada che abbiamo fin qui percorso e vogliamo continuare a percorrere come Emilia-Romagna è fatta di co-progettazione del futuro prossimo, di assunzione reciproca dei rischi e delle sfide che ci attendono, di creazione di un luogo comune di azione e confronto. La concertazione e la condivisione degli obiettivi sono da sempre le cifre che ci contraddistinguono. Modalità di lavoro, ma prima di tutto categorie di pensiero, che ci hanno permesso di essere quelli che siamo oggi. Ci stiamo rialzando, certo non senza ferite. Ora la priorità sarà utilizzare al meglio queste risorse e in tempi rapidi”.

Si rinsalda il legame tra la Regione Emilia-Romagna e il Popolo Saharawi

Il legame tra la Regione Emilia-Romagna e il popolo Saharawi si rinnova e si rinsalda attraverso la costituzione di un Intergruppo di Amicizia, nato con l’avvio della nuova legislatura. Il “territorio Saharawi”, inoltre, viene confermato fra quelli prioritari per il contributo a progetti di cooperazione internazionale e inserito nel bando regionale 2020. Sono alcune delle azioni messe recentemente in campo dalla Regione sulle quali ieri la Presidente dell’Assemblea legislativa Emma Petitti e la Vice presidente della giunta Elly Schlein hanno fatto il punto in occasione dell’incontro con Fatima Mahfud, rappresentante in Italia della Repubblica Saharawi Fronte Polisario, e una rappresentanza di Enti e Associazioni che si occupano della causa Saharawi.

“L’impegno a fianco del popolo Saharawi – ha commentato la Presidente Petitti – è uno dei più longevi e sentiti dalla nostra Regione oltre che dalle istituzioni e dalla nostra società civile. L’incontro di oggi è importante per programmare la ripartenza e la nascita dell’Intergruppo conferma la volontà di mettere in campo nuovi progetti per la cooperazione e avviare un lavoro strutturato e continuativo. L’Emilia-Romagna ha una grande capacità di costruire relazioni vere e autentiche, anche a servizio di battaglie politiche e culturali”.

La Vice presidente Schlein ha aggiunto: “Questa Regione ha una lunga e importante storia di amicizia e solidarietà con il popolo Saharawi, con una rete straordinaria di realtà che fanno cooperazione. Concreto è il supporto della Regione, che, anche col Bando Cooperazione 2020, mette a disposizione quest’anno il contributo più alto di sempre per progetti di cooperazione a favore dei Saharawi: 150mila euro. Un segno tangibile della volontà di consolidare e rafforzare il nostro supporto a questa comunità”.

Ringraziando per l’affetto e l’attenzione dell’Emilia-Romagna, Fatima Mahfud ha sottolineato: “Nonostante il momento di grande difficoltà attraversato per l’emergenza Covid questa Regione non ha dimenticato i suoi valori, solidarietà e accoglienza, per cercare di cambiarci la vita”.

Durante la scorsa legislatura sono stati pubblicati 3 bandi regionali grazie ai quali è stato possibile cofinanziare 12 progetti di cooperazione internazionale per il “territorio Saharawi”. Oltre a questi, due progetti sono stati finanziati al 100% sui bandi di emergenza cui va aggiunto il progetto “Cibo e lavoro. Produrre con dignità”, co-finanziato da Aics e di cui la Regione Emilia-Romagna è partner. L’investimento regionale ammonta a 469mila 157 euro e quello complessivo a 816mila 645 euro.

L’Assemblea legislativa ha inoltre approvato all’unanimità quattro risoluzioni a sostegno della causa Saharawi e tra i vari impegni richiesti alla Giunta, vi è quello di “consolidare e possibilmente incrementare lo stanziamento dei fondi regionali destinati agli aiuti per la popolazione Saharawi”.

Approvato l’emendamento al Decreto Rilancio a favore dei lavoratori frontalieri

APPROVATO EMENDAMENTO A FAVORE DEI LAVORATORI FRONTALIERI

Emma Petitti, Presidente dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna: “Una bellissima notizia che riguarda da vicino la Provincia di Rimini e la Repubblica di San Marino e che viene incontro a una categoria di lavoratori che più di altre ha sofferto le conseguenze della pandemia”

E’ stato approvato oggi, venerdì 3 luglio, in commissione Bilancio alla Camera, l’emendamento presentato da alcuni deputati del PD (Braga, Borghi e Sarracchiani) al Decreto Rilancio che riconosce un contributo da 6 milioni di euro in favore dei lavoratori frontalieri, una categoria che, molto più di altre, ha subito i contraccolpi del lockdown provocato dalla pandemia.

Si tratta a mio avviso di una bellissima notizia, in quanto parliamo di un emendamento che cerca di mitigare gli effetti del Coronavirus e di dare un sostegno reale e concreto a questa categoria di lavoratori, che per quanto riguarda la Repubblica di San Marino coinvolge un numero di lavoratori italiani superiore alle 6000 unità, di cui gran parte riminesi.

Coloro che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro dal 23 febbraio di quest’anno, potranno così beneficiare un ristoro economico per fronteggiare la crisi e avere maggiori garanzie circa il loro futuro.

Durante questi mesi, infatti, tante donne e uomini hanno pagato sulla propria pelle le conseguenze dell’emergenza sanitaria senza poter accedere al bonus dei 600 euro, con la preoccupazione dunque di non riuscire ad arrivare a fine mese e fronteggiare le spese atte a soddisfare le esigenze della quotidianità.

Sono dunque molto felice di questo importante riconoscimento ai frontalieri che avevano diritto a una parità di trattamento economico rispetto agli altri lavoratori, un principio sacrosanto che fonda le radici nella nostra Costituzione e che non deve essere mai dimenticato.

Ci tengo quindi a ringraziare personalmente il Partito Democratico per lo sforzo messo in campo insieme a tutta la Cgil, Cisl e Uil per la loro immancabile attenzione sul tema e le loro importanti battaglie, che sono prima di tutto di civiltà. Un emendamento che garantisce una maggiore equità e protezione a chi ha pagato di più le conseguenze economiche date da un prolungato blocco delle attività.

Il prossimo passo da compiere, a mio parere, deve essere quello di dare continuità al tavolo che prevede l’istituzione di un osservatorio ad hoc per i lavoratori frontalieri così da mettere in campo uno strumento che possa continuamente monitorare le dinamiche, formulare analisi e definire proposte, in modo da osservare il fenomeno da un lato, ed entrare nel merito delle problematiche dall’altro.

Si tratta di un percorso che era già stato intrapreso dalla Regione Emilia-Romagna, dalla Provincia di Rimini e dai coordinatori nazionali dei lavoratori frontalieri di Cgil, Cisl, Uil e del consiglio sindacale interregionale delle oo.ss. italiane e di San Marino, ma che poi si era arenato a causa di una serie di eventi. Ora, anche alla luce di questa importante novità che ci arriva da Roma, credo sia arrivato il momento di riprenderlo e portarlo a compimento. Sarebbe molto utile affinché la condizione di lavoro di questa categoria sia la migliore possibile.

Una riflessione sul lavoro femminile: c’è ancora molto da fare per le pari opportunità

È notizia di questi giorni che, nel 2019, si sono dimesse dal lavoro, in Italia, 37 mila neo mamme.

Ancora una volta un dato preoccupante, come accede ormai quasi sempre quando escono analisi statistiche relative alla situazione donne e lavoro, che fanno suonare più campanelli d’allarme.

Una tendenza dalle dimensioni già di per sè preoccupanti che con la crisi socio-economica legata al Coronavirus, rischia di aggravarsi enormemente. Perché, a differenza di una prima lettura semplicistica circolata all’inizio della pandemia, sappiamo bene una cosa: con le crisi a rimetterci sono sempre le persone già più in difficoltà, a partire in questo caso dalle donne lavoratrici, per non parlare poi delle madri che lavorano.

Viviamo in un Paese per molti aspetti ancora arretrato per quanto riguarda la cultura e le misure che rendono effettiva la parità di genere, in tutti gli ambiti, da quello lavorativo, familiare e sociale.

Riconoscere l’esistenza di questa ferita, di questa profonda diseguaglianza in termini di opportunità tra donne e uomini, è il primo passo da compiere per combatterla. Differenze di salario rispetto ai colleghi uomini, maggiori ostacoli nel far carriera e ricoprire ruoli di vertice, più difficoltà nel far conciliare la vita lavorativa con quella familiare, un tasso di disoccupazione ancora troppo elevata se paragonato a quello maschile. Una oggettiva discriminazione nell’accesso al mondo produttivo confermata puntualmente, come un orologio svizzero, da dati pochi rosei che fanno emergere un contesto in cui purtroppo le Pari opportunità hanno ancora molta strada da fare.

In Emilia-Romagna possiamo dire di trovarci in un’isola felice con un’occupazione femminile di oltre 10 punti superiore alla media nazionale e oltre 85 mila imprese femminili. Si tratta di un risultato frutto di una grande attenzione sul tema e di un corollario di misure e interventi volti a favorire l’ingresso e la permanenza femminile nel mercato del lavoro, su cui però, anche nella. nostra Regione, bisogna continuare a insistere. Il percorso, di certo, non si può dire concluso.

Quando parliamo di donne e lavoro non possiamo non parlare di smart working, su cui come Emilia-Romagna abbiamo sempre creduto  investito. Quando ero assessora alle risorse umane siamo stati la prima Regione a sperimentarlo sugli impiegati dell’ente per poi farlo entrare a pieno regime già l’anno scorso.

Questa pandemia ha rappresentato un grande laboratorio per testare la sua reale efficacia e le sue potenzialità.

Parliamo di una forma di lavoro che non guarda alle scadenza e alle timbrature, ma agli obiettivi, ai progetti. Non importa il “dove”, se a casa o in un altro luogo, ma il “come”. Tra i molteplici vantaggi ha quello di rispondere, per la sua flessibilità negli orari, al grande tema della conciliazione vita e lavoro, che come sappiamo riguarda soprattutto le donne, sui cui ancora nella maggior parte dei casi grava il lavoro di cura. Uno strumento a mio avviso molto utile, su cui però c’è un “ma”. Serve infatti un intervento complessivo perché in assenza di regolamentazioni a rimetterci sono sempre i lavoratori meno tutelati, ovvero coloro ad esempio che non hanno la possibilità di esercitare il “diritto alla disconnessione” e quindi lavorano molto di più, o chi al contrario non può avvalersi del “dirittto alla connessione” perchè non è in possesso degli strumenti tecnologici adeguati o vive in una zona in cui persistono maggiori difficoltà di connessione.

Quello del rapporto tra donne e lavoro è un tema da cui partire, con ancora più convinzione oggi. Un Paese diseguale è un Paese più povero, più debole. Soprattutto quando si parla di un Paese in cui una buona parte della popolazione (le donne) non lavora ed è vittima di ingiuste discriminazioni.

Servizi sociali: dalla Regione 3,3 milioni di euro per il territorio riminese

SERVIZI SOCIALI.

DALLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA 3,3 MILIONI DI EURO

AL TERRITORIO RIMINESE

 Emma Petitti, Presidente dell’Assemblea Legislativa:

“Un intervento importante per sostenere le persone più in difficoltà e fronteggiare i nuovi bisogni emersi a seguito dell’emergenza Coronavirus”

E’ arrivato l’ok della Commissione dell’Assemblea alla proposta della Giunta della Regione Emilia-Romagna di programmare e destinare ulteriori risorse ai Comuni per finanziare i servizi sociali del territorio. Sono così oltre 49 milioni di euro i soldi stanziati per il Fondo sociale regionale nel 2020, 6 milioni in più rispetto all’anno scorso. Di questi, al territorio riminese spettano 3,3 milioni di euro.

Una cifra consistente per fronteggiare i nuovi bisogni emersi a seguito delle ripercussioni economiche date delle misure di contenimento del Coronavirus, che vuole essere, in particolare, di sostegno ai bambini, adolescenti e famiglie più colpite dalla crisi.

Oggi la Commissione dell’Assemblea non poteva che dare il via libera a questa importante misura di sostegno per le persone più in difficoltà, soprattutto in questo delicato momento – spiega Emma Petitti, presidente dell’Assemblea Legislativa regionale -. Purtroppo siamo davanti a nuove povertà e fragilità: da chi ha perso il lavoro a chi si trova indebitato, per passare alle donne che devono fare i conti con un contesto occupazionale non roseo e una maggiore difficoltà nel consolidare i tempi di lavoro con quelli familiari. Senza dimenticare poi le fasce più giovani della popolazione, ovvero tutta quella schiera di bambini e ragazzi che hanno fatto più fatica a seguire la didattica a distanza, con il rischio di aumentare la dispersione scolastica e la povertà educativa. A fronte di tutto questo la Giunta, insieme anche al consiglio regionale, ha deciso di integrare gli strumenti a supporto del Piano sociale e sanitario con nuovi interventi e inserendo la possibilità di utilizzare in modo flessibile le risorse. Si tratta di una decisione importante per mitigare gli impatti socio-economici prodotti dall’emergenza Coronavirus e dare una mano a ai cittadini che più stanno pagando il prezzo di questa vicenda. L’obiettivo che ci siamo posti, come Regione, è quello di cercare in tutti i modi di accorciare le distanze sociali tra le persone e combattere l’aumento della povertà attraverso azioni mirate ed efficaci, per non lasciare indietro nessuno”.

 

Il mio impegno in merito alla vicenda riguardante ‘Dentix Italia’

Sono a decine i riminesi coinvolti nel fallimento della catena odontoiatrica Dentix Italia che si stanno rivolgendo agli sportelli di Federconsumatori per ricevere aiuto e capire meglio come agire, anche perché, il numero da contattare rilasciato dalla clinica, risulta irraggiungibile e ogni chiamata cade nel vuoto.

Quando fallisce un’azienda è sempre un dispiacere enorme, perché ci sono di mezzo lavoratori e operatori, ma in questo caso a rimetterci in prima sono anche gli stessi pazienti. In diversi infatti hanno cominciato presso la Clinica una serie di interventi ancora da terminare, per i quali, tuttavia, è stato richiesto un pagamento preventivo o un anticipo.  In parole semplici, siamo di fronte a una situazione in cui delle persone hanno versato dei soldi per delle prestazioni sanitarie che però non riceveranno mai.

Parliamo di qualcosa di non accettabile, che rischia di mettere in difficoltà diverse famiglie, all’interno di un quadro già di per sé non semplice a causa delle pesanti ripercussioni economiche emerse a seguito del Coronavirus.

Questo problema si sta verificando non solo a Rimini, dove Dentix Italia ha una sede, ma anche nelle altre province della Regione e del Paese.

Mi farò carico, nelle prossime ore, di intercedere tra Federconsamatori di Rimini e il Ministro della Salute Roberto Speranza per sottoporgli all’attenzione il caso, unitamente anche all’Assessorato alla Sanità della Regione Emilia-Romagna, in modo da trovare una soluzione e venire incontro alle persone direttamente colpite da questo fallimento. La tutela del consumatore è un diritto sacrosanto che deve sempre essere garantito, in particolare oggi, in un momento delicato sotto il profilo economico per tutti. Anche perché si tratta di cifre consistenti quelle già versate, che quindi pesano sui bilanci familiari. La mia preoccupazione inoltre è rivolta anche ai dipendenti della clinica odontoiatrica che ora si trovano senza un posto di lavoro e senza delle risposte circa il loro futuro o una eventuale riapertura.

La regione a sostegno delle famiglie bisognose per il pagamento dell’affitto

DALLA REGIONE EMILIA-ROMAGNA OLTRE 1 MILIONE E 100 MILA EURO PER SOSTENERE LE FAMIGLIE RIMINESI CHE NON RIESCONO A PAGARE L’AFFITTO

La Presidente dell’Assemblea Legislativa Emma Petitti:

“Un aiuto concreto alle persone più in difficoltà che tiene conto del sacrosanto diritto all’abitare, imprescindibile per avere una vita dignitosa”

Le conseguenze economiche date dalle misure di contenimento del Coronavirus hanno avuto pesanti ripercussioni per molte persone e famiglie anche per quanto riguarda il pagamento degli affitti, il cui costo risulta insostenibile.

Per venire incontro dunque a chi adesso è più in difficoltà la Regione Emilia-Romagna ha destinato circa 15 milioni di euro (14.971.515, 92) per sostenere le famiglie nel pagamento della pigione e nella rinegoziazione dei canoni di locazione ad uso abitativo a seguito dell’emergenza sanitaria. Di questi, 1.129.825 euro spettano al territorio riminese, ripartiti tra i due distretti della Provincia. Nell’esattezza, al Distretto di Riccione 367.816 euro, mentre a quello di Rimini 762.009 euro.

Le risorse provengono per due terzi, quindi 10 milioni, dal bilancio regionale, e per il resto, 4,9 milioni, dalla dotazione 2020 del Fondo Statale per il sostegno alla locazione.

Un aiuto concreto che tiene conto dei nuovi bisogni e delle nuove fragilità emerse con il lockdown, che ha l’intento di erogare i contributi – con procedure veloci e lasciando ampia flessibilità ai Comuni sull’impiego delle risorse.

Sarà dunque un bonus fino a 1500 euro, che sale a 2 mila o 3 mila euro per i proprietari che accettano di rinegoziare il contratto d’affitto riducendo il canone a favore dell’inquilino, convertendolo in affitto a canone concordato o stipulandone uno nuovo.

Possono fare richiesta i soggetti aventi Isee 2020 non superiore ai 35 mila euro e, se superiore ai 3 mila euro, con un’autocertificazione che documenti vi sia stata una diminuzione del reddito di almeno il 20% negli ultimi tre mesi rispetto al reddito trimestrale medio del 2019. E’ sufficiente il domicilio nell’alloggio in cui si abita con regolare contratto d’affitto, così da permettere di accedere al contributo regionale anche agli studenti e ai lavoratori che vivono in Emilia-Romagna pur non avendo spostato la residenza.

“Una misura importante che mira ad aiutare nel concreto famiglie, studenti e proprietari di immobili penalizzati dalla crisi e a rimettere sul mercato dell’affitto a lungo termine alloggi rimasti vuoti a causa del fermo degli spostamenti – dichiara la Presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna Emma Petitti -. Un ulteriore tassello per favorire la ripartenza e sostenere chi ora è in una condizione di maggiore vulnerabilità economica e rischia di non arrivare a fine mese. Come Regione ripetiamo da sempre che il nostro obiettivo primario è quello di non lasciare indietro nessuno, per far sì che tutti abbiano accesso a una vita dignitosa e di qualità a partire da un tetto. Chi ha perso il lavoro o subito una riduzione d’orario, chi si trova in cassa integrazione o è stato costretto a chiudere la propria attività non deve essere abbandonato. Come Regione intendiamo costruire un Piano per la casa che dia piena sostanza al diritto all’abitare e guardi alla tenuta sociale della nostra comunità, allo scopo di evitare nuove povertà e diseguaglianze”.

 

Buon compleanno alla Regione Emilia-Romagna che compie 50 anni!

𝗔𝗨𝗚𝗨𝗥𝗜 𝗥𝗘𝗚𝗜𝗢𝗡𝗜! 🎉
Compiono 50 anni le Regioni a statuto ordinario, ‘nate’ il 7 giugno del 1970.
Un traguardo importante, che oggi taglia ovviamente anche la Regione Emilia-Romagna!
Mezzo secolo di storia non facile per il nostro Paese, attraversato dalla lotta contro il terrorismo stragista, contro le mafie, caratterizzati dalla necessità di una crescita inclusiva accompagnata da un processo di modernizzazione della pubblica amministrazione e semplificazione delle procedure. Un contesto nel quale le autonomie territoriali sono state chiamate a fare la loro parte.
𝗜𝗹 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗺𝗶𝗼 𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗣𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗦𝘁𝗲𝗳𝗮𝗻𝗼 𝗕𝗼𝗻𝗮𝗰𝗰𝗶𝗻𝗶 ⤵️
Nel corso di questi anni le Regioni hanno puntato a essere un punto di riferimento serio e concreto per le Istituzioni locali, per l’economia, per il mondo produttivo. E per i cittadini, per il ruolo decisivo che hanno, ad esempio, nel sistema di governo della sanità. Oggi ricorre l’anniversario dei primi cinquant’anni di vita delle Regioni, previste già nella Costituzione del 1948, ma di fatto attivate solo 22 anni dopo.
“Il 7 giugno – afferma Emma Petitti, presidente della Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna-celebriamo un traguardo importante: il 50^ anniversario dalla nascita ed entrata in funzione delle Regioni, istituite con una legge dello Stato nel 1970. È una lunga storia che in Emilia-Romagna, grazie alla collaborazione fra le forze politiche e le parti sociali, ha permesso di trasformare quella che era una delle zone più fragili dell’Italia unitaria in una delle regioni più ricche d’Europa. È una storia di donne e di uomini che hanno fatto della politica la passione della propria vita, perché sapevano che attraverso la lotta politica e la cultura amministrativa si poteva favorire il benessere di tutta la comunità”
“Il regionalismo – prosegue Petitti – si trova, soprattutto oggi, di fronte a una nuova sfida, da sviluppare nel rispetto della Costituzione e dell’unità nazionale, valorizzando al massimo il principio della ‘leale cooperazione istituzionale’, nella convinzione che la piena attuazione dello Stato delle autonomie sarebbe, anche a prescindere dall’emergenza, volano di sviluppo e della responsabilità dei singoli territori. Il tutto con la concertazione e la piena collaborazione da parte dei portatori di interesse”.
“Il dibattito politico e giuridico che inevitabilmente si riaprirà- conclude la presidente della Assemblea legislativa- non appena la crisi sanitaria rallenterà i suoi effetti, dovrà essere improntato alla realizzazione di sistemi snelli, che siano in grado di valorizzare in maniera efficace le peculiarità territoriali e non reprimerle. Superare le contrapposizioni tra territori e tra Stato centrale e periferico sarà il nuovo obiettivo”.
“Stiamo uscendo da una della fasi più difficili della storia repubblicana, causata da una pandemia senza precedenti che tuttora ci costringe a misure di protezione e prevenzione, ma che ora chiama il Paese a una ricostruzione che richiede il massimo dell’unità e della condivisione, basata su sostenibilità, sanità pubblica, universalistica e territoriale, innovazione e digitale, crescita e lavoro- afferma il presidente della Regione, Stefano Bonaccini-. I territori dovranno essere ancor più protagonisti. Passando anche da una riflessione sul ruolo che hanno avuto le Regioni in questi cinquant’anni di storia del nostro Paese. Anni anche difficili, per tanti aspetti. Anche qui, in Emilia-Romagna, dove abbiamo conosciuto il dramma delle stragi di matrice fascista, l’infiltrazione delle mafie e della criminalità organizzata, dalle quali non siamo immuni ma che vogliamo combattere senza votarci dall’altra parte”.
“Ma questa- prosegue il presidente della Regione- è anche la terra che ha saputo risollevarsi dal dramma del terremoto del 2012, che ha retto l’urto dell’emergenza Coronavirus, difendendosi all’inizio e poi contrattaccando grazie al suo sistema sanitario regionale al lavoro di squadra fatto insieme a sindaci e amministratori locali, al di là di colori politici e confini geografici, che ha saputo molto spesso anticipare il futuro, nel welfare come nei servizi, nella cultura come nell’alta formazione, nella ricerca come nelle nuove tecnologie, costruendo così la chiave del proprio successo. Ed è anche la terra che ha dimostrato di avere gli anticorpi per contrastare la violenza, per difendere i più deboli, per non lasciare indietro nessuno”.
“Abbiamo fatto tanta strada- sottolinea Bonaccini-, grazie anche a coloro che ci hanno preceduto chiamati dai cittadini a guidare questa Regione, e tanta resta ancora da fare. E la maggiore autonomia che abbiamo chiesto, per gestire direttamente alcune materie, così come previsto dalla Costituzione, senza chiedere un euro in più allo Stato, sulla base di un progetto scritto fin dall’inizio con tutte le parti sociali, le Università, le associazioni del Terzo settore, le professioni, ha una stella polare rappresentata dalla difesa dell’unità nazionale e dall’esercizio della solidarietà territoriale. In un confronto fra tutte le forze politiche presenti in Assemblea legislativa, i Gruppi di maggioranza e opposizione, prezioso, costante, aperto su questo tema così come su tutte le scelte relative alla comunità regionale”.
“Crediamo di poter dire con molta franchezza- concludono il presidente Bonaccini e la presidente Petitti- che la Regione Emilia-Romagna, l’istituzione Regione, ha saputo onorare il ruolo che la Costituzione le ha affidato: essere un soggetto responsabile, capace di stare al fianco dei propri cittadini, delle proprie imprese, di chi rappresenta il lavoro e il volontariato. Per disegnare, insieme, il nostro futuro”.

Dalla parte dei lavoratori frontalieri: Decreto Rilancio ed Osservatorio

Ritengo sia importante e di impatto anche per il nostro territorio ciò che ieri è accaduto in Commissione Bilancio della Camera. Alcuni deputati del Partito Democratico (Braga, Borghi e Serracchiani) hanno presentato un emendamento al Decreto Rilancio riguardante i lavoratori frontalieri italiani che non risultano già coperti da forme di protezione sanitaria e economica previsti dalla legge o da contratti di lavoro individuali e collettivi applicati dal Paese estero, affidando all’Inps l’erogazione delle misure necessarie.

Nello specifico si tratta di equiparare il periodo trascorso in quarantena da Covid-19 con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria alla condizione di malattia ai fini del trattamento economico anche per i lavoratori frontalieri; accordare loro la possibilità di usufruire di permessi retribuiti di dodici giorni complessivi usufruibili per i mesi di maggio e giugno 2020; estendere ai lavoratori frontalieri titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, ai lavoratori subordinati, ai titolari di partita Iva che hanno cessato involontariamente il rapporto di lavoro frontaliere a far data dal 23 febbraio 2020 l’indennità di 600 euro per i mesi di marzo aprile e maggio 2020 ovvero il trattamento previsto dal reddito di emergenza; estendere le misure dei congedi parentali a sostegno dei lavoratori frontalieri.

L’obiettivo è quello di garantire equità di trattamento a tutti i lavoratori frontalieri che hanno subito pesanti contraccolpi per effetto delle conseguenze economiche della pandemia da Coronavirus.

Mi farò carico di sollecitare nelle prossime ore Ministri e Sottosegretari di mia conoscenza affinché vi sia un accoglimento totale di tali proposte. La realtà del lavoro frontaliero per quanto riguarda la Repubblica di San Marino coinvolge un numero di lavoratori italiani che supera le 6000 unità, in gran parte riminesi, ma non solo.

Credo che sia assolutamente giunto il tempo di riprendere il percorso iniziato dalla Regione Emilia-Romagna, dalla Provincia di Rimini e dai coordinatori sindacali nazionali dei lavoratori frontalieri di Cgil, Cisl e Uil e del consiglio sindacale interregionale delle oo.ss. italiane e di San Marino, sull’istituzione di un osservatorio sui lavoratori frontalieri.

Una serie di eventi (elezioni nella Repubblica di San Marino, elezioni regionali in Emilia-Romagna, emergenza sanitaria) hanno bloccato l’iter che era iniziato, rispetto al quale occorrerà fin da subito coinvolgere il Governo sammarinese.

L’istituzione dell’Osservatorio ha l’obiettivo di mettere in campo uno strumento che possa continuamente monitorare le dinamiche, formulare analisi e definire proposte. Visto che il fenomeno non riguarda solo lavoratori riminesi, sarà compito delle istituzioni proporre anche alle Province di Forlì-Cesena e Pesaro-Urbino, oltre che alla regione Marche, di farne parte, in quanto sono i territori di confine che hanno più persone che si recano al lavoro in uno Stato estero.

La finalità del lavoro non è solo quella di osservare il fenomeno e monitorarlo statisticamente, ma anche di entrare nel merito delle problematiche che riguardano centinaia di lavoratori, che hanno a che fare con problemi di carattere fiscale, normativo e diritti in senso più generale.

Visto che le competenze dirette per la risoluzione delle problematiche sono il più delle volte di carattere legislativo nazionale, una delle finalità del lavoro del tavolo sarà proprio quella di avanzare proposte ai livelli istituzionali competenti, italiani e sammarinesi, affinché la condizione lavorativa di migliaia di lavoratori italiani nella Repubblica di San Marino (e, più in generale, in altre parti d’Italia confinanti con paesi esteri) sia la migliore possibile.

Mi farò parte attiva nei prossimi giorni affinché tale lavoro riprenda il suo corso e possa portare quanto prima possibile alla nascita dell’Osservatorio.

 

Emma Petitti